Il senso dell’Apocalisse


Anche quest’anno il corso di formazione per catechisti della forania del Quartier del Piave tenutosi a Sernaglia della Battaglia a cavallo tra settembre e ottobre ha avuto come ospite don Renato De Zan, orientalista pordenonese nonché uno dei più quotati biblisti italiani. A seguirlo, per sei sere quasi consecutive, una fedele platea di catechiste (la maggioranza, ovviamente, donne), alcuni giovani, qualche prete.

Quest’anno, viste le richieste del 2010, De Zan ha compiuto una panoramica sui testi apocalittici dell’Antico Testamento promettendo di continuare, a settembre 2012, con lo studio dell’Apocalisse di Giovanni: testi che compongono quel movimento teologico-letterario definito appunto “apocalittico”, sviluppatosi all’incirca tra il 200 avanti Cristo e il 200 dopo Cristo.
Per capire il senso di questi testi così complessi occorre conoscere l’ambiente storico in cui sono nati. Siamo in piena era ellenistica: il medio oriente è governato dai Seleucidi, sovrani di origine greca eredi di Alessandro Magno. Il loro enorme regno unisce popoli e culture diversissime, e per questo viene governato col pugno di ferro, e l’imposizione di moneta, lingua e religione unica. Gli Ebrei si trovano quindi a subire una delle peggiori repressioni della loro storia: professare il proprio credo o possedere libri sacri è punibile con la morte; chi abiura viene premiato e ciò che conta, in questa situazione, è solo sopravvivere in qualche modo. Avviene così che alcuni saggi provano a “togliere il velo” (questo il significato del termine greco apokalypsis) alla storia per comprenderla e per capire cosa riserverà il futuro. Per convenzione letteraria essi rimangono anonimi e “si firmano” con il nome di un personaggio importante per dare autorevolezza a quanto scrivono. Inoltre usano un linguaggio pieno di simbologie, in modo da risultare del tutto incomprensibile agli occupanti stranieri: le invasioni di cavallette sono quindi la rappresentazione dell’oppressione straniera mentre dietro alle bestie dall’aspetto improbabile si celano invece i regnanti dell’epoca. Gli apocalittici creano personaggi letterari (come nel libro di Daniele) o aggiungono postille ad alcuni libri profetici (come in Isaia), e usano situazioni di oppressioni passate, come l’esilio babilonese, per proferire ai loro contemporanei: un espediente letterario simile a quello usato da Giuseppe Verdi nel Nabucco, dove racconta gli Ebrei a Babilonia per parlare agli italiani del suo tempo, oppressi dagli Austriaci.
In un momento di smarrimento politico, religioso e culturale, gli apocalittici portano un messaggio di conforto e speranza, confrontando quanto avvenne in cielo con quanto avverrà sulla Terra: e siccome nell’aldilà trionfa il Bene, anche nel mondo accadrà in futuro, anche se ora sembra che sia il Male a trionfare.

L’Azione, domenica 23 ottobre 2011

Qui sopra: moneta di Antioco IV Epifane, uno dei regnanti protagonisti della letteratura apocalittica veterotestamentaria

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