Otto marzo


Sottotitolo: Shahbaz, 1968-2011

Mercoledì scorso, 2 marzo 2011, è stato assassinato in Pakistan Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze religiose del paese. Cattolico, grande sostenitore del dialogo interreligioso, era nel mirino dei fondamentalisti islamici dal 2009, e ancora di più da quando, alcuni mesi fa, si era schierato contro la condanna a morte per blasfemia di Asia Bibi. Qui si può, anzi si deve, leggere il suo testamento spirituale.

Suo fratello Paul Bhatti, medico, vive in provincia di Treviso, e sotto Natale aveva rilasciato interviste per L’Azione, il nostro settimanale diocesano, e per la veglia della Pace tenutasi a Oderzo a inizio 2011. Lo stesso Shahbaz non poté, per cause di forza maggiore, partecipare a settembre ad un appuntamento a Motta di Livenza inserito nell’ambito del Giubileo mariano.

Sebbene purtroppo me lo aspettassi, sono rimasto comunque deluso dallo scarso risalto dato dai media nostrani a questa notizia: questi, salvo poche eccezioni abbastanza scontate, hanno preferito parlare d’altro.

Eppure questo omicidio non può non scuotere le coscienze di noi tutti.

Di noi cristiani, perché Shahbaz Bhatti è un martire della fede che si può paragonare, senza timore di risultare esagerati, a tutti coloro i quali, da Santo Stefano in poi, da 1975 anni a questa parte, sono morti per difendere la loro fede in Gesù Cristo. Ricordiamocelo, ogni volta che esercitiamo una fede “da secondo banco”, chiusa in se stessa, comoda, buonista, che non cerca fastidi. Ogni volta che ci vergogniamo di essere cristiani perché la corrente va dall’altro senso.

Di noi occidentali, a prescindere dall’appartenenza o meno a un credo religioso, perché Shahbaz Bhatti ha lottato contro un modo intendere la religione oscurantista, integralista e retrogrado che noi europei, per primi, abbiamo mandato in pensione.

Di noi amanti della laicità, nel senso più nobile del termine, perché Shahbaz Bhatti è morto per difendere la libertà di credo, e di conseguenza anche di pensiero. Anche di chi non la pensava come lui, quindi. Non vi viene in mente un famoso aforisma di Voltaire che Voltaire non ha mai pronunciato? Volete un aiutino?

Di noi abitanti del mondo, perché in un mondo dilaniato dagli scontri di civiltà e dalla diffidenza verso il diverso, l’unica strada da seguire, per quanto difficile, è quella del dialogo, della convivenza e del rispetto reciproco.

E infine di voi donne, perché Shahbaz Bhatti è morto anche per aver preso le difese non solo di una cristiana, ma anche di una donna, in luoghi dove la loro dignità viene quotidianamente calpestata.

E’ anche per questo motivo che questo post viene pubblicato l’8 marzo, festa della donna.

Care donne, non so in che modo onorerete questa ricorrenza, se andando a cena con le amiche in un locale con i camerieri in perizoma o partecipando a manifestazioni per rivendicare i vostri diritti o il vostro ruolo nella società: ricordatevi, anche solo per un momento, di quest’uomo morto a 42 anni per difendere la libertà di una di voi. Una donna che oggi non avrà la libertà di scegliere se andare a cena con le amiche in un locale con i camerieri in perizoma o se partecipare ad una manifestazione per rivendicare i suoi diritti o il suo ruolo nella società.

Se non ora, quando?

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