Nuovi stili di vita a Oderzo


“Nuovi stili di vita”: questo il titolo di una serata organizzata dall’AGESCI Oderzo I al teatro Brandolini, venerdì 4 febbraio.
Padre Adriano Sella, missionario saveriano, delegato della diocesi di Padova per la pastorale sociale del lavoro, è promotore della cosiddetta “Rete interdiocesana Nuovi stili di vita”, progetto al quale aderisce anche l’Ufficio Pastorale Sociale della nostra diocesi. La nostra società – dice – è piena di problemi legati a uno stile di vita che non potrà durare a lungo: un consumismo sfrenato che genera bisogni indotti dalla pubblicità, stress, infelicità, mancanza di tempo e quindi un impoverimento nelle relazioni umane. E uno sfruttamento insostenibile della natura, tema tanto caro a papa Benedetto, che contrasta col mandato di Dio all’uomo nella Genesi di essere suoi “con-creatori”, di custodire, salvaguardare e addirittura migliorare il Creato.
L’unica via di uscita è quindi adottare nuovi stili di vita, che non sono atti di eroismo, ma semplicemente “fare il possibile, nel quotidiano”, per cambiare la società. Anche solo salutare o bere un caffè insieme più spesso. O ancora rinunciando qualche volta all’automobile e camminare. O ancora scegliendo la sana ed economica acqua del rubinetto invece che quella costosa in bottiglia. E così via.
E’ un cambiamento che deve partire dal basso, come già aveva capito papa Wojtyla, e che ha già ottenuto risultati apprezzabili, per esempio con i Gruppi di Acquisto Solidali, o meglio ancora col Commercio Equo e Solidale che, partito dalla volontà di uno sparuto gruppo di persone, oggi in Gran Bretagna e Svizzera copre percentuali consistenti del mercato di caffè e banane. Questo grazie alla grande forza dei consumatori che, se ben usata, può fare molto, come dimostrano le sterzate di banche e multinazionali alla propria politica commerciale spinti dalle critiche della clientela.
L’importante, per padre Adriano, è saper discernere, distinguere l’importante ed eliminare l’inutile sposando quindi un’evangelica sobrietà che ci liberi dalle dipendenze moderne (non solo fumo e droga, ma anche TV o cellulare). Comprare meno significa avere non solo più soldi ma anche più tempo per se stessi, e per lo stesso motivo occorre “lavorare per vivere”, e non il contrario.
L’ultima speranza è che il cambiamento, da personale, diventi prima comunitario e poi istituzionale: un cambiamento già in atto.

L’Azione, domenica 13 febbraio 2011

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