Schegge sanremesi 2011 – Parte I


Quest’anno ho perfino seguito il Festival di Sanremo, seguendone nei limiti del possibile vari stralci in diretta e non limitandomi come al solito ad ascoltare, a posteriori, solo i pezzi che mi interessavano; questo forse perché il loro numero quest’anno era superiore alla media. Non posso quindi esimermi da fare un po’ di considerazioni di rito… oggi un po’ di classifica, domani il contorno.

Roberto Vecchioni. Se il primo miracolo dell’edizione appena terminata è stato la quasi totale assenza di polemiche (ma allora un altro mondo è possibile!), il secondo è stato un cantautore sul gradino più alto del podio con una canzone vera, una poesia impegnata ed attualissima. Una volta ogni tanto sono d’accordo sul vincitore, che ha saputo coniugare alla perfezione canzone d’autore e musica leggera. E’ salito sul palco rilassato, divertito, autoironico (è stato pure al gioco della Gialappa’s terminando l’esibizione in finale esclamando il tormentone “Gufo con gli occhiali”): complimenti per l’atteggiamento, così come per le bellissime parole dette alla moglie, per l’umiltà e pure per l’autocritica. Venderà forse meno di altri partecipanti, ma questo per me non conta nulla. Ha quasi 68 anni, ma si è dimostrato per certi versi più giovane di altri cantanti in gara che potevano essere suoi figli.

La Crus. E insomma dovrò procurarmi i vecchi dischi dei La Crus, duo di spicco nella scena indie italiana degli anni ’90 riunito per l’occasione, e mi auguro che in tanti seguano il mio esempio. Per loro valgono in parte le considerazioni fatte per Vecchioni: hanno portato nelle case di milioni di italiani un pop di gran classe, con sonorità vagamente anni ’60, e in un vestito adatto alla cerimonia. Nel mio podio personale li metto al secondo posto, augurandomi che nelle prossime edizioni del Festival la musica alternativa/indie italiana sia ancora così ben rappresentata.

Nathalie. La ragazza dice e ripete quello che pensa e in certi ambienti non è un bene, specie se sei l’ultima arrivata. Ha detto che Sanremo non è il suo mondo; è arrivata con l’etichetta “di quella che è uscita da X Factor”; ha portato in gara un pezzo non certo adattissimo alla kermesse invece che un clone de In punta di piedi, scelta che sarebbe stata vantaggiosa in termini di televoto ma artisticamente deludente: tutto questo non l’ha di certo aiutata. Dopo i commenti della vigilia sul suo brano (“non decolla”), mi ero preparato ad una delusione, invece sono rimasto colpito positivamente. Ma a Sanremo certa “musica alternativa” viene apprezzata (leggi Avion Travel, Elio e le Storie Tese, Max Gazzè, Sergio Cammariere e, dai, anche La Crus) e certa no (Quintorigo, Subsonica, Carmen Consoli, Bluvertigo). Quella di Nath forse appartiene più al secondo gruppo che al primo.

Davide van de Sfroos. Lo conoscevo, ma solo di nome. Pezzo originale per il Festival, colorato e simpatico come forse nessun altro quest’anno, testo al limite del surreale. E in rigoroso dialetto lagheé. Bene, perché l’amore per la lingua italiana e la sua conoscenza, oggi quantomai trascurati, si trasmettono anche diffondendo la conoscenza dei nostri ricchissimi e bellissimi dialetti (o sarebbe meglio dire lingue?) locali.

Tricarico. Ormai ha un suo stile, inconfondibilmente naif: c’è chi lo ama e chi lo detesta. Non è intonatissimo, ma in fondo chi se ne frega. Non vado matto per lui ma lo apprezzo perché la sua musica è diversa dall’ordinario. E perché non ha più ripetuto una certa vecchia trovata furbetta come il tristemente famoso “Puttana puttana, puttana la maestra” che gli ha dato la notorietà undici anni fa orsono.

Luca Madonia e Franco Battiato. D’accordo, Franco Battiato non si discute, si ama. Ma ha completamente oscurato Madonia, autore e principale interprete del brano; inoltre, le sue brevissime apparizioni a canzone abbondantemente avviata saranno state anche in tema con la piccola porzione di testo da lui cantata, ma io le ho trovate piuttosto altezzose, del tipo “Io, Maestro, scendo sulla Terra un minuto a mostrarvi la mia classe”. Per quanto riguarda la canzone in sé, diciamo buona ma come musica e testo veramente troppo citazionista: echi di Sentimiento nuevoSegnali di vitaUn’estate al mare e probabilmente anche di altro. Tutta roba ottima ma, ragazzi, del 1981-82. A quel tempo a Sanremo c’erano Al Bano, Anna Oxa e Luca Barbarossa, per esempio.

Seconda parte del post entro un paio di giorni con Emma e i Modà, Raphael Gualazzi, Benigni, i presentatori, Twitter e non so ancora cos’altro.

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