Schegge sanremesi – Parte IV


Nell’edizione del 1972 a Sanremo partecipano i Delirium, e sul palco sale una camionata di fricchettoni: la scena fa il suo effetto ancor’oggi, a distanza di quasi quarant’anni. Il brano è Jesahel, e il cantante è un giovanissimo Ivano Fossati che, flauto traverso in mano, termina il pezzo giocando a fare lo Ian Anderson dei Jethro Tull. Atmosfera e testi che riportano alla mente un’epoca che sembra lontanissima.

Simile per certi versi è la storia di un altro gruppo noto soprattutto per aver lanciato la carriera solista di un cantautore. Si tratta dei Decibel di Enrico Ruggeri, gruppo che, qualche ingenuità a parte, nel periodo 1978-1980 propose un sound innovativo, fresco e originale. Il massimo della popolarità lo raggiunse portando Contessa al Sanremo del 1980: un pezzo che piacque molto anche, per dire, anche a quel dannato megalomane di Keith Emerson (degli Emerson Lake e Palmer).

E passiamo al Ciofeca Moment. MikiMix a Sanremo 1997, Sezione Giovani, non se lo filò nessuno. Sei anni dopo Caparezza raggiunse la popolarità e si scoprì che Caparezza e Miki Mix erano la stessa persona. Ma come? Il Caparezza contro la musica commerciale, l’alternativo, era stato a Sanremo, e con una canzoncina rap leggera come l’Acqua Panna?! “Mi ci hanno costretto”, rispose lui. Colto con le mani nella marmellata, da allora ci scherza sopra. Sarà: io ci vedo l’indegno inizio della carriera di un musicista che da sempre coniuga talento e calcolo commerciale. Come tanti altri. (Sia ben chiaro, c’è di molto peggio…)

Finiamo in bellezza. Nel 2001 sul palco dell’Ariston salì un gruppo di cui io sento la mancanza: i Bluvertigo. Arrivarono ultimi, posizione che certi artisti ritengono molto ambita, visto che a volte è stata occupata da canzoni che poi hanno avuto grande successo. Morgan, Andy, Sergio e Livio non ricevettero di certo un’accoglienza calorosissima, almeno da parte del pubblico…

…così come accadde per gli Afterhours nel 2009.

Di diverso avviso il presentatore Paolo Bonolis, che volle sottolineare come la loro presenza a quella manifestazione, assai lontana dalle loro frequentazioni, fosse un vero e proprio evento. Come ha giustamente detto Roberto Vecchioni l’altro ieri per commentare, pure con un pizzico di autocritica, la propria partecipazione all’edizione in corso, gli artisti dovrebbero essere più vicini alla gente e meno snob: l’importante è partecipare con una canzone che sia propria, e non con un prodotto confezionato ad hoc. Ed è proprio quello che hanno fatto Manuel Agnelli e soci. E chissà che altri musicisti alternativi abbiano la possibilità di seguire il loro esempio in futuro: ve lo immaginereste, che roba?

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