Schegge sanremesi – Parte III


I Matia Bazar degli esordi erano cinque bravi musicisti usciti dal mondo del rock progressivo. All’inizio degli anni ’80 virarono verso certe sonorità elettroniche di tendenza all’epoca, riuscendo come nessuno in Italia a coniugare la migliore new wave con la tradizione melodica nostrana. Nel 1983 a Sanremo, elegantissimi e in una disposizione molto alla Kraftwerk, portarono Vacanze romane. Vinsero il premio della critica: forse, visto il contesto, il miglior risultato possibile.

Stesso discorso si potrebbe fare, forse, per gli Elio e le Storie Tese, sulla cui mancata vittoria gravitano ancora molti dubbi mai chiariti. La terra dei cachi, di certo non il loro miglior pezzo, contiene tutta la loro tipica verve dissacrante, ed è vestito su misura per la kermesse: non a caso raggiunse (perlomeno) il secondo gradino del podio. Fu grazie a questa partecipazione all’edizione del 1996 che smisero definitivamente di essere un fenomeno di nicchia, ma questa fu anche la fine della parte migliore della loro carriera.

Nel 1978 in Italia arriva la TV a colori (ben in ritardo rispetto ad altre nazioni europee) e gli scenografi tingono il palco del teatro Ariston con forti tonalità solari. l’anno di Rino Gaetano (vedi post fra un paio di giorni), ma anche del debutto di una ragazzina di origini albanesi la quale, conciata come una punk londinese (citazione) dimostra di essere un animale da palco nonostante gli appena diciassette anni. Un’emozione da poco, scritta per lei da Ivano Fossati, non vincerà la gara, ma diventerà meritatamente un successone.

I tre più grandi errori nella carriera di Marcello Lippi sono stati: 1) cannare la finale di Champions League del 2003; 2) puntare sui reduci del Mondiale 2006; 3) fare una comparsata durante la finale del Festival del 2010, a sostegno del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici. La loro Italia amore mio è talmente infarcita di luoghi comuni sull’italianità da sembrare quasi una presa in giro. Aggiungete il testo cambiato al volo in finale per infilarci dentro un richiamo ai mondiali tedeschi, e otterrete la madre di tutte le paraculate. Questa ciofeca è tale che ve la risparmio (anche perché la RAI ha fatto togliere i video da YouTube), ma gustatevi le reazioni (non so quanto spontanee) alla mancata eliminazione del trio.

Dulcis in fundo per un cantautore che non è certo tra i miei preferiti, ma che a Sanremo, pur non avendo mai vinto, in tre partecipazioni ha sempre portato brani molto validi: trattasi di Max Gazzè, e questa è la sua Il timido ubriaco, pezzo con cui ha concorso all’edizione del 2000, solo soletto sul palco col suo basso e la sua improbabile camicia.

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