Schegge sanremesi – Parte II


Nel 1999 a Sanremo c’è un gruppo assurdo, a metà tra musica leggera, classica, Jazz e Hard Rock.Sono i Quintorigo di John De Leo, una voce degna di Sua Maestà Demetro Stratos. Cantano Rospo; ci torneranno nel 2001 e arriveranno penultimi, subito prima dei Bluvertigo. E poi sono spariti. De Leo ha in seguito lasciato il gruppo, che nel frattempo ha cambiato due cantanti, e ha fatto varie cose poco conosciute (tra queste una collaborazione col jazzista Lanfranco Malaguti, mio ex prof di matematica!)

Da un penultimo posto immeritato ad un altro, immeritato perché era meglio l’ultimo: ecco il momento della ciofeca del giorno. Popstars rappresenta uno dei tentativi falliti, da parte di Mediaset, di lanciare stabilmente degli artisti nella scena musicale italiana. Questo programma televisivo partorì le Lollipop, una specie di brutta copia delle Destiny’s Child (il che è tutto un dire). La loro ignobile partecipazione sanremese con Batte forte (2002) fu il colpo di grazia sulla loro breve carriera.

Una delle più belle canzoni mai scritte sulle donne è opera di due uomini, tra l’altro entrambi provenienti dal mondo del punk: Enrico Ruggeri (dei sottovalutati Decibel) e Luigi Schiavone (degli ingenui Kaos Rock). Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia non vinse nel 1987 solo perché c’erano Tozzi-Ruggeri-Morandi (vedi post precedente).

Se i Genesis hanno venduto milioni di dischi e Le Orme no, non è solo perché i primi cantavano in inglese. Gabriel e Collins non erano circondati da produttori discografici miopi, a differenza del gruppo veneziano che nella sua carriera ha sempre pagato la voglia di sperimentare. Nel 1982 fu costretto a partecipare a Sanremo: l’alternativa era sparire. Presentò un pezzo criptico e sarcastico su Marghera, il cui titolo e ritornello vennero però cambiati “dall’alto”. E quando Tony Pagliuca (il tastierista) seppe con due giorni d’anticipo il vincitore del Festival, scappò dall’albergo. La classica goccia che fa traboccare il vaso.

Il re della musica leggera italiana, Lucio Battisti, a sanremo andò soltanto una volta, quasi esordiente, nel 1969, con Un’avventura. Strano? Forse sì. O forse no.

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