Gianni De Biasi e Gabriele Gava al Liceo Scarpa


Foto di Adriano Miolli

“Sport e regole”: questo è il titolo organizzato dal Liceo Scientifico “Antonio Scarpa” di Motta di Livenza nella mattinata di mercoledì 26 gennaio con due relatori d’eccezione: Gianni De Biasi, di Sarmede, e il coneglianese Gabriele Gava, accumunati dall’essere entrambi nostri diocesani e impegnati ai vertici del mondo del calcio.

Gava e De Biasi: diretto ed amichevole il primo, deciso e motivatore il secondo; due stili che hanno rispecchiato in pieno il loro essere, rispettivamente, arbitro ed allenatore. Sicuramente essi non hanno pensato che tra il pubblico c’erano anche vari animatori di Grest e oratori, eppure certe affermazioni sembravano proprio adatte a loro; l’arbitro, dice Gava, deve rispettare e far rispettare le regole, fare vita di gruppo, saper superare (e non aggirare) gli ostacoli, saper dire di no ed essere equo: non è così anche per l’animatore? Non solo: l’arbitro può sbagliare ma deve tenere un comportamento inattaccabile sia dentro che fuori dal campo, perché anche nella vita privata verrà sempre identificato come tale. L’arbitro, per questo, diventa educatore permanente, anche se non può sostituire, in questo ruolo, l’allenatore e prima di tutto il genitore. Gava ha voluto inoltre sottolineare l’importanza che ha la cultura nel suo mondo, sfatando quindi il luogo comune che per sfondare nello sport il libro non serve.

De Biasi ha chiosato l’intervento di Gava tirando in ballo altre forti componenti, strettamente connesse tra loro: la tenacia, la costanza, la motivazione, il voler raggiungere l’obbiettivo, il rialzarsi quando si cade. Da queste non si può prescindere nello sport e, in fondo, neanche nella vita. «Pensare di non farcela è il primo insuccesso – ha affermato il mister – Non riusciamo nei nostri obbiettivi quando mettiamo davanti a noi tutti gli alibi del mondo». De Biasi ha spronato i presenti a non vivere la propria vita nell’ignavia, a non lasciarsi trascinare passivamente dal gruppo, ma ad essere propositivi, a sentirsi unici.

Dalle domande dei ragazzi è emerso un certo fastidio comune verso i mali del calcio nostrano, a partire dalla sicurezza degli stadi, dagli eccessivi stipendi dei calciatori, dallo spazio insufficiente dedicato ai cosiddetti “sport minori”.

L’Azione, domenica 13 febbraio 2011 (o almeno spero…)

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