Il 2010 in musica – Parte seconda


La seconda parte delle mie considerazioni sparse su alcuni ascolti significativi del 2010.

Marlene Kuntz – Ricoveri virtuali e sexy solitudini


Devo dire che con un titolo del genere mi aspettavo il peggio, tenuto anche conto delle ultime prove del gruppo cuneese, non certo superlative. Cristiano Godano ha detto che il tipico commento del fan medio al loro nuovo album è stato “Bello, ma Catartica era un’altra cosa”. Appunto. Catartica uscì nel lontano 1994, ha senso fare un disco uguale ad uno di sedici anni fa? I Marlene del 2010 per fortuna non sono un Vasco o un Liga qualsiasi, e non somigliano né ai rumorosi Marlene di quindici anni fa, né a quelli radiofonici di dieci anni fa, né a quelli cerebrali di cinque anni fa: sono una cosa ancora diversa, e che continua a battere nuove strade, anche a costo di sbagliare. Però questo nuovo disco si fa ascoltare come non mai, e dimostra che Godano e soci, nonostante l’ormai lunga carriera, hanno ancora qualcosa da dire.

Il video: il primo singolo, Paolo anima salva.

Arcade Fire – The Suburbs

Secondo me la miglior band del decennio scorso. Un capolavoro, Funeral, pubblicato nel 2004; un seguito, Neon Bible, del 2007, forse ancora migliore. Fare di meglio sarebbe stato assai arduo. Nel loro loro terzo disco l’ensemble canadese tende a ripetersi un po’ e ad esagerare in prolissità, ma mostra comunque la sua classe. Per stavolta passi, ma la prossima…

Il video: il primo singolo, The Suburbs, la traccia 1 (vedi quanto ho scritto per i Klaxons).

The Knife – Tomorrow In A Year

Nuova uscita, stavolta addirittura un disco doppio, per questo misterioso duo elettronico svedese: nientemeno che un concept-album sull’epopea di Charles Darwin diventato uno spettacolo teatrale. Il secondo dei due dischi, più “convenzionale”, ricalca quanto già sentito nei precedenti album ma senza esserne all’altezza; il primo invece sta a metà strada tra l’avanguardia e la lirica, ed è francamente di una pesantezza unica. Roba da palati molto fini; perlomeno, complimenti per averci provato. E per aver trovato qualcuno disposto a pubblicarla.

Baustelle – I mistici dell’Occidente

Un disco di alti e bassi. Forse, proprio per questo, tipicamente baustelliano. Con canzoni meravigliose (Il sottoscrittoFollonica) ed altre leggermente meno ispirate: in generale, un album buono ma un po’ confusionario. I Baustelle rimangono comunque tra i migliori gruppi italiani attualmente in circolazione. E Francesco Bianconi non ha perso il vizietto di scrivere pezzi orecchiabili e di qualità per altri artisti (Irene Grandi, Paola Turci): bene così.

Il video: Il sottoscritto, che non credo verrà pubblicato come singolo, purtroppo.

Scissors Sisters – Night Work

Divertenti e colorati e ambigui e kitsch come sempre. Le influenze, le sonorità e lo stile non cambiano, ma (per ora) non stufano. Non c’è altro da dire.

In video: il singolo Any Which Way.

Massimo Volume – Cattive abitudini

Non ho ancora avuto la possibilità di ascoltare i dischi di questo storico gruppo italiano, considerato tra i più interessanti degli anni ’90. Questo nuovo album segna una reunion dopo quasi un decennio di silenzio; spesso queste cattive abitudini (!) dei musicisti di tornare in sala di registrazione dopo un periodo di disarmo portano a risultati imbarazzanti e/o patetici, ma non è questo il caso. La bella voce recitante di Emidio Clementi su sonorità rock alternative e sporche proprio come piacciono a me: promossi a pieni voti.

In video: il singolo (?) Fausto.

Chemical Brothers – Further

Anche i fratellini chimici inglesi hanno avuto il loro zenith creativo alla fine degli anni ’90, ma poi non si sono sciolti come i Massimo Volume, purtroppo. Dopo tre ciofeche pubblicate negli anni 2002, 2005 e 2007, hanno finalmente capito che il ventesimo secolo è terminato e che bisogna voltare pagina. Il nuovo Further si ascolta volentieri, specie la lunga suite Escape Velocity che vi ho piazzato qui sopra. Resta comunque, a mio dire, un gruppo sopravvalutato.

Nathalie – In punta di piedi EP

Il mio dulcis in fundo del 2010. Un EP con cinque canzoni, di cui quattro cover, di una cantante che ha vinto una trasmissione televisiva, per la serie “battere il ferro finché è caldo”: fosse solo per questo, il CD sarebbe (forse) da non prendere neanche in considerazione, se non fosse che la signorina in questione è una cantautrice con i controattributi. La sua vittoria a X-Factor dimostra che in Italia esiste ancora la meritocrazia, e trovo francamente inspiegabile il fatto che né un’etichetta indipendente né tanto meno una casa discografica abbia investito su questa ormai trentunenne romana reduce da dodici anni di dura gavetta. I vecchi video su YouTube dimostrano che ha tutto: voce, grinta, talento, intelligenza, tecnica, ottimi gusti musicali (e per non farci mancare niente, se le canta e se le suona con chitarra e pianoforte in tre lingue, ed è stata pure una metallara).  Ora l’aspettano Sanremo e forse l’Eurofestival (quasi l’unico motivo di interesse o quasi che ho per queste due manifestazioni), e il suo primo album, di prossima uscita: speriamo che i discografici non la brucino, e magari pure che Elio delle Storie Tese (suo titanico mentore ad X-Factor) continui a seguirla.

Sopra: il videoclip ufficiale de In punta di piedi, ovvero come rovinare una canzone carica di malinconia e speranza con un video pesante e fuori luogo. Decisamente meglio l’esibizione dal vivo a X-Factor.

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