Il 2010 in musica – Parte prima


Come promesso, ecco qualche considerazione sparsa su alcuni ascolti significativi dell’anno pari terminato ormai trentadue giorni fa. In settimana arriverà anche la seconda parte.

Uochi Toki – Cuore amore errore disintegrazione

Su le mani per il rap. Giunti al loro settimo disco in una decina d’anni di attività, i miei coetanei (o almeno credo) Napo e Rico hanno superato loro stessi, riuscendo nell’impresa di fare ancora meglio del loro album precedente, quel Libro audio del 2009 che ha dato loro la notorietà (notorietà si intende con le dovute proporzioni). Chi è Napo? Un quasi rapper (perché più che reppare recita, anche se il diretto interessato non sarebbe d’accordo con questa definizione)? O un quasi poeta (leggere i titoli dei pezzi dell’album uno dopo l’altro per credere)? Vedete voi: di certo dimostra di essere non solo un  “paroliere” coi fiocchi mai banale, ma anche di avere un’ottima padronanza dell’italiano, e penso anche sensibilità fuori dal comune, per come sembra saper “leggere” la gente. Una birretta con lui me la berrei volentieri.

Il video: Gettandomi in ambigue immedesimazioni non richieste ma richieste, che per me sta al decennio appena iniziato come Emilia paranoica dei CCCP fedeli alla linea stava agli anni ’80 e Tatranky degli Offlaga Disco Pax agli anni 2000. Sì.

Vampire Weekend – Contra

C’è poco da fare: la musica veramente interessante e innovativa arriva soprattutto dagli Stati Uniti. Anche se noi italiani siamo, musicalmente parlando, degli inguaribili filo-inglesi, e così spesso non ce ne accorgiamo, distratti da tutto ciò che arriva da oltremanica. E’ possibile, nel 2010, incidere un disco di musica leggera che suoni nuovo? Questo gruppo newyorchese c’è riuscito, e scusate se è poco. Musica leggera, alternativa, diciamo a volte anche melodica, anche se non certo immediata. E quando meno te lo aspetti ti piazzano alcuni secondi di Bullet With Butterly Wings degli Smashing Pumpkins (!).

Il video: il singolo Giving Up The Gun.

Gorillaz – Plastic Beach

Diciamoci la verità: i primi due dischi dei Gorillaz, singoli a parte, non erano un granché. Il terzo rappresenta una sterzata non prevista: non contiene un pezzo trascinante come potevano essere Clint Eastwood o Feel Good Inc. ma non considero questo un difetto, anzi; forse questo, dei tre pubblicati dalla “band virtuale”, è quello che più merita l’appellativo di “album”. Damon Albarn, più cantautore che mai, fa scorrere le sue melodie su basi più electro-new wave e meno rap che in passato, dimostrando le sue doti musicali di più di quanto non avesse fatto coi sopravvalutatissimi Blur.

Il video: il singolo Stylo, forse il brano più “gorillaziano” del disco.

Le Luci della Centrale Elettrica – Per ora noi la chiameremo felicità

Per ora io lo chiamerei plagio. Di se stesso. Vasco Brondi alias Le Luci della Centrale Elettrica esordiva due anni fa a 24 anni mostrando delle ottime potenzialità, sebbene con un disco un po’ acerbo e secco. Ma in fondo anche i dischi di esordio di molti mostri sacri del cantautorato italiano (leggi Guccini, Venditti, Rino Gaetano, De Gregori ecc…) erano altrettanto acerbi, se non di più. Canzoni da spiaggia deturpata era un piccolo gioiellino irripetibile, e allora perché copiarlo di sana pianta? Questo secondo album si può apprezzare a pieno solo facendo finta che il primo non sia mai esistito. I testi, per carità, sono ancora significativi, ma lasciano un odore di già sentito così forte da essere quasi insopportabile. E se su internet si può trovare il generatore di testi di Vasco Brondi un motivo deve pur esserci.

Il video: il singolo Cara catastrofe.

Klaxons – Surfing The Void

Secondo album per questo quartetto inglese. Esordirono tre anni fa con un video molto casereccio e un disco, in fondo, niente male. La musica della loro seconda fatica, pur rimanendo a metà tra il mistico e lo spaziale, presenta una certa sterzata in quanto a sonorità, ma forse non basta a farli emergere distintamente dal marasma di gruppi quasi-indie rock inglesi che spuntano come i funghi e poi spariscono da cinque-sei anni a questa parte. A proposito… mai mettere il singolo di lancio dell’album alla traccia 1: troppo commerciale.

Il video: il brano Venusia, forse il più interessante del disco, eseguita dal vivo.

Interpol – Interpol

Il bassista se n’è andato e non ritorna più. Per un gruppo dalle sonorità new wave come questo, dev’essere una mazzata. E il loro ultimo album, il peggiore dei quattro finora pubblicati, ne risente parecchio. Molto buono il primo singolo, accompagnato da un video molto artistico (vedi sopra), ma il resto scivola via fiacco e senza grossi sussulti. Peccato.

Il video: il singolo Lights. Forse intitolare la canzone come un pezzo degli Editors, band musicalmente molto affine agli Interpol, non è stata un scelta molto azzeccata.

Annunci

Un pensiero riguardo “Il 2010 in musica – Parte prima

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...