Le leggi mutano, i valori no


A sessantatre anni è fresco di laurea in Sacre Scritture, il 394° dal 1909 ad oggi in una facoltà che non si termina da giovani: è il biblista pordenonese don Renato De Zan, che dal 15 al 22 settembre ha tenuto a Sernaglia della Battaglia sei serate su Levitico, Numeri e Deuteronomio, concludendo un percorso iniziato nel 2008 con la Genesi.
Gli ultimi tre libri del Pentateuco, oltre a risultare piuttosto pesanti alla lettura, sono anche poco letti in chiesa; non conoscerli significa però non poter comprendere a pieno certe azioni di Gesù, la cui teologia è “di stampo deuteronomistico”. Un esempio? Per gli Ebrei, una persona pura diventa impura se entra in contatto con un altro impuro, mentre un impuro torna puro se entra in contatto con Dio, il puro (ovvero pieno di vita) per eccellenza: dunque Gesù, guarendo l’emorroissa (Lc 8,40), non compie un “semplice” miracolo ma manifesta apertamente la propria natura divina.
L’analisi generale di questi tre libri, che rappresentano il codice legislativo del popolo ebraico, ha permesso al relatore di sviluppare una riflessione su cos’è la legge, e sull’importanza che essa aveva nella società ebraica; gran parte delle norme illustrate in essi non risale all’epoca in cui i libri sono ambientati, ovvero durante l’Esodo (XIII secolo a.C.), ma all’epoca del re Giosia (622 a.C.), quando si conclude la cosiddetta “riforma deuteronomistica”: questa aveva come scopo il recupero dei valori che stavano dietro alle leggi per aggiornarle alle mutate condizioni della società ebraica rispetto a quelle di seicento anni prima. Un esempio lampante è la modifica del decimo comandamento: se infatti la prima stesura del decalogo (Es 20,2-17) comandava di «non desiderare la donna del tuo prossimo», mettendola alla pari di tutto ciò che appartiene ad esso, nella seconda stesura (Dt 5,6-21) la donna è più dignitosamente messa in un comandamento a parte. Questo, dice De Zan, è uno dei risultati tangibili di quello che era un vero e proprio movimento femminista, che egli ha definito «ben più organizzato ed efficace» di quelli della nostra epoca. Sono i valori a non essere negoziabili, e non le leggi che devono difendere questi valori, le quali possono cambiare col mutare della società. «Allora io diedi loro persino leggi non buone e norme per le quali non potevano vivere», dice Dio in Ezechiele 20,25: Gesù, pochi secoli dopo, chiudeva il cerchio venendo «non ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17).
Come il resto dell’Antico Testamento, anche questi libri vanno quindi letti alla luce dei Vangeli, e ricordarsi che la Bibbia «è “Parola di Dio in parola umana”»: per trovare la prima occorre tener conto della mentalità e della cultura di chi ha prodotto la seconda. E sapere un po’ di ebraico, concluderebbe don Renato, di certo non guasterebbe.

L’Azione, domenica 10 ottobre 2010

“Parola di Dio in parola umana”: ecco come va letta la Bibbia. Ma la maggioranza della gente (crisiani compresi) non lo ha ancora capito, e per vedere i risultati basta scrivere “Levitico” su Google. [n.d.W.]

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