Facebook, i troll e noi


L’ultima tendenza di certo giornalismo pigrone (per la serie “trovare o creare notizie navigando su internet è più facile che nel mondo reale”) è scandagliare Facebook alla ricerca di pagine o gruppi shock per poi scrivere articoli pieni di indignazione, in genere tutti uguali. E facendo così il gioco dei ragazzini annoiati che creano queste pagine con l’unico scopo di far parlare di sè. Fare il gioco di queste persone o, come si dice in gergo squisitamente “tecnico”, dare da mangiare ai troll.

E’ sotto gli occhi di tutti che basta investire due minuti del proprio tempo e creare una pagina dei fan di Angelo Izzo o un gruppo che incita ad usare i bambini down come tiro al bersaglio per essere citati anche dai grandi media nazionali (e non solo dai “soliti” Studio Aperto o TGCOM).

E’ quindi chiaro che continuarne a parlarne (come, lo ammetto, sto facendo anch’io in questo momento) serve solamente aggravare il problema. Ma può avere anche altre conseguenze non previste, come ci spiega il Nichilista in questo post

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3 pensieri riguardo “Facebook, i troll e noi

  1. Ha ragione il Nichilista, secondo me. Ma vorrei anche che qualche volta la Polizia Postale pigliasse un troll, almeno uno, e lo mettesse al suo posto, dietro le sbarre. Tanto per dare l’esempio, che ce n’è bisogno.

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