Lavoro, fragilità superabili


Nonostante la serata da lupi, un buon numero di persone ha partecipato all’incontro pubblico dal titolo “Il lavoro: analisi e prospettive per il futuro del Veneto” organizzato dalla sezione mottense del Partito Democratico presso la sala conferenze della casa di riposo di Motta di Livenza lo scorso 3 febbraio. Ad intervenire sono stati, nell’ordine, Bruno Anastasia, esperto di analisi del mercato del lavoro presso l’Ente Veneto lavoro, Giuseppe Covre, imprenditore nonché ex parlamentare e sindaco di Oderzo, e Laura Puppato, attuale sindaco di Montebelluna. Moderatore della serata è stato Enrico Quarello, coordinatore provinciale del Partito Democratico.
Anastasia con i numeri ha illustrato una situazione che ormai da tempo è sotto gli occhi di tutti, “in particolare da quando, nella seconda metà del 2008, il mercato del lavoro è stato investito pesantemente dalla crisi generale. Io faccio questo mestiere dal ’93 e fino all’arrivo della crisi – ha raccontato – i nostri rapporti sullo stato del lavoro in Veneto erano sempre uguali”, ovvero monotoni e positivi: Treviso in particolare poteva vantare una disoccupazione al 2-3%, percentuale che aveva pochi eguali al mondo. E proprio Treviso insieme a Vicenza, l’altra provincia più industrializzata della regione, ha subito maggiormente gli effetti della crisi, raddoppiando la percentuale dei senza lavoro.
Per i loro interventi, sia Covre che Puppato sono partiti apparentemente da lontano: il primo addirittura dalla Cina, realtà che conobbe nel 1998 durante un viaggio con alcuni amici parlamentari. “Incontrammo i pochi imprenditori che all’epoca investivano in Cina, i quali ci dissero, profeticamente, che “quando il Drago si sveglierà non ce ne sarà per nessuno”“. Covre, la cui azienda in Cina possiede un ufficio di rappresentanza, ha parlato delle difficoltà da parte dell’imprenditoria nostrana di competere con le aziende cinesi, per il pesante divario del costo della manodopera. L’imprenditore mansuetano trova il colpevole di questa situazione nel liberismo sfrenato occidentale, che ha spinto l’Europa ad accettare passivamente l’invasione cinese senza mettere alcun paletto, a partire dall’esigere il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Covre ha anche ricordato quasi con nostalgia gli anni ’90, anni in cui “di operai non ce n’erano abbastanza, e noi imprenditori ce li rubavamo a vicenda a colpi di centomila lire”. Oggi la situazione è ben diversa, e si capisce anche dalle particolari considerazioni della Puppato, come il rammarico di aver visto un’azienda del suo Comune delocalizzare; ma non in un paese in via di sviluppo ma addirittura in Svizzera, dove il costo del lavoro è assai più alto che in Italia. La differenza tra Italia e Svizzera è la cronica “mancanza di infrastrutture, il che non significa solo strade, ma anche ferrovie o l’accesso all’Internet veloce”, ancor’oggi una chimera in molte zone della marca trevigiana. La modernizzazione del paese, come ha mostrato la Puppato, è un potenziale bacino di nuovi posti di lavoro. Da amante dell’ecologia punterebbe soprattutto sulle fonti rinnovabili e l’edilizia ecocompatibile, settori che negli ultimi tempi hanno creato decine di migliaia di posti di lavoro in tutti i grandi paesi d’Europa, ma non l’Italia. Qui si vuole invece investire sulle centrali nucleari… “Per costruirne una ci vogliono 150-180 mesi – ha affermato – e il 60% del denaro che andrebbe investito nel progetto non rimarrebbe alle aziende costruttrici italiane, ma all’acquisizione delle tecnologie più all’avanguardia nel settore, ovvero quelle francesi”. Da parte della Puppato è arrivato quindi un no convinto all’energia atomica, tra l’altro senza nemmeno citare l’eventualità di incidenti. “E ricordiamoci – ha affermato il sindaco – che l’uranio è destinato a terminare, secondo le previsioni più rosee, entro una cinquantina d’anni”.

L’Azione, domenica 14 febbraio 2010

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