Brandolini, un polo per la pastorale giovanile


Dal 30 agosto il Collegio Brandolini-Rota di Oderzo ha un nuovo direttore: Massimo Rocchi, nato appena 44 anni fa a Bonate Sotto, paesotto del bergamasco. E’ qui da poco ma ha già le idee chiare: sua l’intenzione di aumentare lo sforzo dei Giuseppini nella pastorale giovanile locale.
Di solito si pensa al Brandolini solo come scuola. Siamo di fronte da una sorta di “rottura col passato”?
Direi una lettura dei tempi. I Giuseppini sono a tempo pieno per i giovani: in che modo, dipende da luogo a luogo. Qui ci siamo specializzati come istituto scolastico, e un po’ chiusi dentro a queste mura anche perché negli anni ‘70-’80  c’era un numero molto elevato di studenti e convittori. Ora, nel 2009, ci chiediamo come rendere attuale il carisma del Murialdo in questo territorio, dunque ci impegniamo ad essere più presenti nella Chiesa locale portando lo specifico nostro che è l’attenzione verso i ragazzi, specie i più deboli. Certamente il Brandolini ha una fama di scuola di un certo livello, ma è vero anche che qui dentro abbiamo la formazione professionale, ovvero una scuola molto di base. Per i prossimi anni vogliamo che il Brandolini diventi un polo di riferimento per la pastorale giovanile, a servizio del territorio, nella misura del possibile, in collaborazione con le parrocchie e le realtà locali.
A questo proposito, come vi state muovendo?
Abbiamo avuto dal vescovo la richiesta di collaborare in particolare con Piavon-Busco-San Nicolò e San Vincenzo-Rustignè: partiremo a fine mese o inizio novembre. Già ora il nostro don Sergio collabora con la parrocchia del Duomo per la catechesi dei ragazzi; io invece ho personalmente dato al vescovo la mia disponibilità a collaborare per la pastorale giovanile diocesana, nei limiti del possibile.
Che idea si è fatto della nostra realtà?
E’ una realtà bella, da un punto di vista naturalistico perché c’è molto verde e molta vita di campagna genuina, ma anche da un punto di vista religioso: ho girato per diverse parrocchie e vi ho trovato una fede cristiana ancora molto sentita, forse un po’ in senso tradizionale ma non è una cosa negativa! Ecco, le chiese sono tante e distanti tra loro, e questo è dispersivo in ottica di unità pastorale, perché per venire incontro alla popolazione c’è bisogno di un numero di messe elevato.
All’interno della scuola invece ho trovato ragazzi che non si vergognano a dire che vanno in parrocchia, che sono animatori all’oratorio… lo dicono con spontaneità e pure un pizzico di orgoglio, e questo mi ha fatto molto piacere. Sono reduce da sei anni a Ravenna, una realtà molto diversa: una città, una chiesa in crescita ma con un anticlericalismo antico e ancora radicato, dove sono diffusi per esempio i funerali civili, qui pressoché inesistenti.
Come si trova al Brandolini?
Sapere che dirigo un istituto fondato dal Murialdo in persona mi mette la pelle d’oca. Credo nella scuola cattolica pure con le difficoltà del sistema italiano, unico al mondo, dove esiste la parità giuridica ma non economica tra pubblico e privato, come per esempio in campo sanitario. Ci credo perché è un luogo dove incontri tanti giovani e per molte ore al giorno, un luogo dove un progetto educativo forte può permettere la costruzione di un tessuto educativo cristiano molto efficace, specie quando c’è collaborazione con le parrocchie.

L’Azione, domenica 8 novembre 2009

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