Un ponte tra Treviso e l’Abruzzo


Nel giorno in cui cade il quarantaseiesimo anniversario della tragedia del Vajont, pubblico un mio articolo che riguarda l’ultima (anzi, la penultima) tragedia della storia d’Italia: il terremoto in Abruzzo.
L’articolo usci ne L’azione a fine luglio, ma all’epoca mi sfuggì e non lo pubblicai nel blog perché in quei giorni mi trovavo in Albania.
Nelle scorse settimane un gruppo di famiglie di Mansuè si è mobilitata creando un ponte di solidarietà con San Gregorio, piccolo paese in provincia dell’Aquila duramente colpito dal sisma del 6 aprile.
«Tutto è iniziato con una puntata di Alle falde del Kilimangiaro su RaiTre – ci racconta Diego Dalla Nora, ovvero colui che ha lanciato in paese la proposta – dove vidi un cortometraggio di Francesca Comencini, Le donne di San Gregorio. Ovvero un gruppo di ragazze che hanno creato una Onlus per far rinascere il loro paese. Parlando con degli amici abbiamo pensato di fare qualcosa per loro: abbiamo fatto un passaparola in paese alla ricerca di famiglie disposte ad ospitare qualcuna di queste ragazze un paio di settimane». E la risposta di Mansuè, racconta Diego, è stata importante.
Una telefonata, ed ecco stabilito il primo contatto. Poi in automobile alcuni mansuetani sono scesi in Abruzzo. «Pensavamo di andare a consolarli, di finire in un piagnisteo – ammette Diego -. Ci sbagliavamo. Abbiamo trovato un’ospitalità veramente inattesa, una gran festa per il nostro arrivo; io mi facevo tanti scrupoli, non volevo rischiare di fare domande inopportune ed invece ho trovato una gran voglia di sfogarsi, di raccontare la propria storia, di ricominciare». Diego fatica a trattenere una certa commozione ripensando a quei giorni, a cosa ha visto e sentito.
Poi il ritorno a Mansuè, insieme a cinque ragazze di San Gregorio di età compresa tra i 12 e i 18 anni più Marianna, la “capogruppo”, trentenne. Sei giovani abruzzesi che si sono integrate in fretta, partecipando al Grest, andando al bar, insomma frequentando la vita del paese, creando un clima di contagiosa solidarietà. «Altre famiglie si sono fatte avanti strada facendo – ci racconta l’amico Gigi Agostinis – anche solo per ospitare una ragazza a pranzo o a cena. E’ stato questo un modo anche per rafforzare i legami tra famiglie del nostro paese. Coppie anche con tre-quattro figli ma comunque disposte a mettere a disposizione un letto o un piatto di pasta». Altri invece hanno potuto conoscere le storie di San Gregorio in un incontro serale organizzato nei locali della parrocchia.
«Di certo è sicuramente di più quello che abbiamo ricevuto che quello che abbiamo dato – continua Dalla Nora –. E dire che eravamo partiti con la semplice idea di regalare ad alcune di loro quindici giorni di normalità, senza la paura di svegliarsi di notte per le scosse, senza i disagi delle tendopoli. Invece queste “donne di San Gregorio” ci hanno portato la speranza, e la consapevolezza che nel mondo c’è tanto bene. Ho trovato in loro una grande forza di volontà e soprattutto il desiderio di non essere dimenticati».
Da ormai una decina di giorni le ragazze sono tornate a casa, lasciando un grande vuoto tra chi qui in Veneto le ha accolte. Ma anche se la visita è terminata, non di certo finirà qui questa sorta di “gemellaggio” tra Mansuè e San Gregorio: già si pensa di ricambiare la visita non appena ce ne sarà la possibilità.
L’Azione, domenica 26 luglio 2009
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