I poveri in fila


Sono le 15 di un martedì qualsiasi. Nei locali che un tempo ospitavano il patronato Turroni ora ha sede il centro di distribuzione di vestiario della Caritas di Oderzo. All’esterno alcuni stranieri attendono impazienti di entrare: alcuni di loro aspettano dalle 11 di mattina ed ora fanno fatica anche a rispettare la fila. A complicare le cose anche il tempo atmosferico, non particolarmente buono.
Ultimamente, con la crisi, anche gli italiani iniziano a bussare alle porte dei vari centri della Caritas sparsi per l’Italia. E qui a Oderzo? Lo chiediamo al responsabile Arrigo Pez.
«In realtà non è cambiato molto rispetto al passato. Assistiamo anche qualche italiano, anche se in modo diverso. Non li facciamo venire qui il martedì, quando c’è tutta questa gente, anche perché si vergognano un po’…».
Quindi rispetto agli stranieri, hanno un trattamento diverso.
«Solitamente prendiamo un appuntamento e durante la settimana dedichiamo un momento anche a loro. Anche se, ripeto, gli italiani non sono aumentati significativamente rispetto a un anno fa, forse qualcuno in più negli ultimi tempi… Non so, forse noi viviamo in una piccola isola felice… le richieste che riguardano gente del posto sono poche eccezioni. C’è qualche privato, oppure altri gruppi di volontariato come la San Vincenzo, gli scout o l’Azione cattolica, che ci segnalano situazioni di conoscenti in difficoltà o simili… casi che noi trattiamo in modo molto discreto».
Di cosa hanno bisogno?
«In generale, chi viene da noi ha bisogno soprattutto di roba per bambini: le merci più richieste sono vestiti di taglie piccole. Scarpe, maglie, pantaloni, giubbotti… un po’ di tutto. Articoli che sono segnati in distinte che noi facciamo compilare a chi li ritira, in modo da fare un po’ di controllo».
E in generale chi sono le persone che più di frequente vengono qui?
«Badanti, cittadini dei paesi dell’est».
Non molto diversa è la situazione dipinta da monsignor Piersante Dametto, abate del duomo.
«Ogni tanto mi capita di parlare con qualche disoccupato, qualcuno che ha perso il lavoro. Ma tante voci, finora, non se ne sentono. Ciò non significa ovviamente che non ci sia la crisi, che ci siano problemi o preoccupazioni: di certo non siamo ancora nella linea di altre zone. Mi sembra comunque in generale che siano soprattutto i giovani ad avere problemi, ragazzi laureati che non riescono a trovare un’occupazione».

L’Azione, domenica 19 aprile 2009

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