«Mettere al centro l’uomo»


allam

Circa seicento persone al teatro Brandolini di Oderzo per la serata tenuta da Magdi Cristiano Allam nella serata di giovedì 22 gennaio. Il giornalista era accompagnato da una scorta di nove uomini, dovuta al suo stato di condannato a morte per apostasia dopo la sua conversione pubblica al cattolicesimo. Dopo la conferenza si è fermato a scriver dediche fino a l’una di notte.
«Stiamo vivendo una fase storica paragonabile al 1989» ha esordito. Allora fu la fine del comunismo, oggi invece vediamo la fine dell’ideologia del libero mercato che si regolamenta da sé perchè i governi, a partire da quello americano, intervengono con soldi pubblici per salvare banche e imprese. Il libero mercato quindi ha bisogno di essere regolamentato e di mettere al centro l’etica: banche e imprese fanno pagare ai cittadini i propri errori ma di certo non condividono con essi gli utili. Non solo il Papa, ma anche Napolitano hanno recentemente invocato la finanza etica: non è più possibile continuare con una concezione materialista della società dove l’uomo è concepito per il consumo.
L’Europa soffre, parallelamente a questa crisi economica, anche una crisi di convivenza sociale: il simbolo è Piazza Duomo a Milano occupata dagli islamici, senza autorizzazione e nella certezza dell’impunità. La paura della reazione ha impedito allo Stato di muoversi, e chi ha bruciato le bandiere israeliane l’ha fatta franca perché le bandiere “non erano regolamentari”.
Una deriva etica frutto del venire meno di valori e identità, dell’inseguire modelli culturali e sociali, teorizzati dall’Unione Europea, all’insegna del relativismo: ogni conoscenza e idea, e il suo contrario, hanno a priori uguale valore: ciò esclude l’uso della ragione per non entrare nel merito dei contenuti. Questo ci porta, in nome di ciò che Allam chiama “islamicamente corretto”, a non dire o fare nulla che possa irritare i musulmani: buonismo compiuto in nome della pacifica convivenza, ma che ha ben altri effetti, e che di fatto è il contrario del bene comune, che sei realizza quando diritti e doveri valgono per tutti.
Oggi invece “l’occidente odia sé stesso” (citazione del cardinale Ratzinger) perché è più incline a sottomettersi al volere altrui che all’affermare la propria identità e le proprie radici cristiane, ed è accecato dal laicismo che tende ad escludere la religiosità dalla sfera pubblica. Questo porta alla deriva del multiculturalismo che, a differenza della multiculturalità, si limita a concedere a tutti diritti e libertà. I risultati già si vedono all’estero: ghetti, xenofobia, violenza. E terrorismo compiuto da musulmani nati e cresciuti in un Europa che per loro è una “landa desolata da conquistare”.
Allam vede però il problema maggiore nei “terroristi taglialingua”, ovvero in coloro che condizionano l’opinione pubblica favorendo questa situazione: il riferimento è a chi per esempio, in Europa, non ha difeso il Papa dopo il “caso Ratisbona” o lo ha criticato per aver battezzato lo stesso Allam. Per il quale Libertà e Verità sono “le due facce della stessa medaglia”: e la convivenza si può attuare solo nel rispetto dei “valori non negoziabili”: il comune rispetto della vita umana e della libertà religiosa che sono legittimate da un Cristianesimo autentico.
Sbaglia quindi chi pensa che da questa crisi si potrà uscire solo intervenendo sull’economia, sulla “quantità”: si tratta di “riconsiderare alla radice la nostra concezione di sviluppo, di convivenza sociale e di felicità (quest’ultima basata esclusivamente sulla “rincorsa al possesso” che non ci rende felici) mettendo al centro la Persona, la “globalizzazione della spiritualità” e non quella della “materialità”“. E tutti devono fare la loro parte, in particolar modo le persone moderate che non devono assolutamente lasciare l’esclusiva della difesa dei valori all’estrema destra.
“Non è più possibile andare avanti con una cultura di soli diritti e libertà, dov’è venuta meno la cultura dei diritti e delle regole – ha concluso – Solo il bilanciamento tra diritti e doveri, libertà e regole possono garantire il bene comune e l’interesse della collettività per tutti senza discriminazioni”.

L’Azione, domenica 1 febbraio 2009
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