"Il lampione è mobile…"


Da ormai due settimane in Piazza Grande sono state rimosse le impalcature che per qualche anno hanno occultato la vista della Casa dei Battuti, l’edificio posto frontalmente al Torresin noto per aver ospitato, negli anni che furono, la sede della radio libera di Oderzo prima e il Centro Sport dopo.
Simbolicamente è un evento di una certa rilevanza in quanto adesso la ristrutturazione di Piazza Grande può dirsi veramente concluso. Dopo la sistemazione generale della piazza, l’edificazione del Torreson e la il restauro di gran parte degli edifici che si affacciano su di essa, duomo compreso, soltanto la Casa dei Battuti stonava col resto, visto il cattivo stato di conservazione in cui versava.
Ed ora che la piazza è finalmente completa, qualcuno sta pensando di smontarla. O almeno di toglierne un pezzetto.
Vittorio Sgarbi, durante un’Opera in Piazza di qualche anno fa lo definì, con un’espressione vagamente dantesca, “mazzo di cesso”: stiamo parlando del grande lampione in stile moderno che orna il centro della piazza.
Sabato 27 settembre, al termine del penultimo appuntamento di Opera in Piazza 2008 al Palasport, Maria Grazia Patella ha annunciato l’avviamento dell’iter burocratico per rimuoverlo, almeno durante il periodo estivo. Questo perché effettivamente dà fastidio agli spettatori della lirica, vista la posizione centrale in cui si trova. «Riuscite ad immaginare un lampione in mezzo all’Arena di Verona?» ha chiesto la presentatrice. Ovviamente no: il paragone lascia un po’ il tempo che trova, ma l’Opera in Piazza, una manifestazione che tiene alto il nome di Oderzo ben al di fuori dei nostri confini nazionali, merita senz’altro che questa operazione vada a buon fine.
Riusciranno i nostri eroi a portare al termine l’impresa? Sarebbe quasi comico, nell’epoca in cui al CERN di Ginevra si cerca il bosone di Higgs, che nella nostra cittadina non si riuscisse a spostare un lampione.

L’Azione, Domenica 26 ottobre 2008

NOTA. Il pezzo pubblicato in realtà è un po’ diverso da questo. A parte il fatto che l’espressione vagamente dantesca com’era facile immaginare è scomparsa; il pezzo tra la scrittura e il momento di andare in stampa è diventato obsoleto in quanto la giunta ha avviato il progetto di rimozione del lampione. E così purtroppo anche la battuta sul CERN è stata tolta. Peccato. Ed oggi le due settimane sono diventate un mese.
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