La circonvallazione da sola non basta


Se in centro la circolazione ha dei problemi, in periferia non è che le cose vadano tanto meglio.
Test da noi eseguiti nei giorni scorsi in vari orari hanno mostrato come lungo le strade a grande percorrenza intorno a Oderzo il traffico sia piuttosto disomogeneo.
Da una parte c’è il tratto della via Postumia che parte dall’incrocio di Rustignè per arrivare alla rotonda dei Paludei a Fratta, dove in orario di punta il traffico rallenta, specie nelle vicinanze del semaforo di Spinè; lo stesso avviene in circonvallazione tra la rotonda di Colfrancui e quella in zona industriale a Camino, dove si incrocia con la Cadore-Mare. Un tratto dove la situazione non potrà che peggiorare, a novembre, con l’apertura del parco commerciale.
Dall’altra parte c’è il tratto di circonvallazione Rustignè-Colfrancui, aperto tre anni fa ma ancora poco utilizzato. Questo tratto, stranamente chiamato “circonvallazione nord-ovest” nonostante sia di fatto a sud-ovest del centro, avrebbe dovuto portare ad un calo di traffico lungo il tronco centrale della via Postumia. Questo secondo i modelli matematici effettuati per il Piano Regolatore cinque anni fa, tanto che l’amministrazione Pujatti aveva preventivato di trasformare il tratto di strada in un boulevard. Nei fatti però il calo di traffico è stato minore del previsto. Perché?
Quello che i computer non hanno previsto è che per il guidatore medio il più delle volte conviene rimanere in via Postumia anziché seguire il tratto nuovo. Un autista di Chiarano che vuole andare a Conegliano o San Polo sa che è meglio passare per l’incrocio di Spinè anziché aggirare il centro, mentre questo è vero solo in condizioni di traffico medio-basso.
Un’altro problema poco considerato sono gli ormai diffusissimi GPS, ovvero i navigatori satellitari: questi il più delle volte nemmeno hanno in memoria il nuovo pezzo di circonvallazione, perché non sono aggiornati; in caso contrario, provare per credere, consigliano sempre la strada più breve. E’ quindi molto probabile che il camionista ucraino che da Motta va verso Treviso scelga di passare per l’incrocio di Spinè anziché girare a destra a Fratta verso Colfrancui, allungando il suo percorso di più di due chilometri.
La rotonda in progetto ridurrà le attese ma non certo il traffico: una marcata riduzione di quest’ultimo si potrà avere con il completamento della circonvallazione ad est, ovvero il tratto mancante che va dalla rotonda di Magera e la Postumia tra Fratta e Gorgo al Monticano. Un’opera non certo di facile attuazione: oltre ai soliti espropri e demolizioni, comporterebbe infatti la realizzazione dell’ennesimo sottopasso ferroviario e un ponte sul Monticano. Tutto questo senza contare che inevitabilmente interesserebbe il territorio di un comune limitrofo e comprometterebbe una zona, quella di Magera e dei Paludei di Fratta, di aperta campagna e quindi di un certo interesse paesaggistico.
La seconda via è il potenziamento della rete ferroviaria: secondo binario, meno tir e più treni merci, quindi. Ma non sembra questa una soluzione molto agognata dai nostri politici: solo pochi mesi fa il vicegovernatore Franco Manzato ha invece proposto la realizzazione di una Postumia bis tra Roncadelle e San Biagio di Callalta. L’ennesima colata di asfalto con inquinamento annesso che probabilmente non risolverebbe il problema ma semplicemente lo sposterebbe da un’altra parte.

Versione integrale dell’articolo pubblicato ne L’Azione, domenica 12 ottobre 2008
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