La GMG e i media nostrani


La settimana che comincia domani vedrà lo svolgersi a Sydney della ventitreesima Giornata Mondiale della Gioventù(1).
Mezzo milione di giovani provenienti da tutto il mondo sta raggiungendo in queste ore la più importante città australiana. Tra sabato e domenica parteciperanno con il Papa alla veglia notturna e alla grande messa che, come di consueto, concludono questi raduni.
Ma i media italiani come stanno raccontando l’evento?

Non si può negare come la stragrande maggioranza dei nostri giornali e telegiornali abbiano  un’avversione storica verso le Giornate Mondiali che, edizione dopo edizione, hanno assunto un’importanza forse impensabile quando nel 1984 furono istituite da Giovanni Paolo II, per i tanti appuntamenti collaterali e per le conseguenze a lungo termine che queste hanno portato nei paesi dove si sono svolte.
Nel 1984, come nell’anno successivo, la GMG altro non fu che un incontro dei giovani a Roma che durava lo spazio di neanche ventiquattro ore. All’epoca centomila persone in Piazza san Pietro erano decisamente una cosa inconsueta, e i nostri giornali, stando alle ricerche che ho fatto sul web, guardarono con sorpresa, e in maniera positiva a queste manifestazioni, così come alle edizioni che si svolsero negli anni ‘80.
Ma già nel decennio successivo le cose cambiarono. Nel 1993 a Denver i registi avevano l’ordine di non effettuare riprese dall’alto, in modo che in TV non ci si potesse rendere conto delle immense folle che seguivano papa Wojtyla.
Ma questo era niente in confronto a quanto escogitarono i nostri bravi giornalisti sette anni dopo. E negli anni seguenti.
Alla GMG di Roma partecipai anch’io: avevo diciassette anni. L’inviato barbuto del TG1 con cameraman al seguito che incontrai in Piazza dei Quiriti dove pranzavamo diede un colpo mortale alla considerazione che avevo dei giornalisti, quando mi disse candidamente che «Non vogliamo riprendere queste cose allegre… (…) Magari dopo fate finta di essere in fila davanti ai bagni chimici, perché noi alla gente a casa dobbiamo far vedere quali sono i vostri problemi, i vostri disagi, capisci?»
Ingenuamente non compresi in pieno la cattiveria che stava dietro quella affermazione, ma seppi in seguito che altri pellegrini più grandi ebbero perfino dei diverbi coi giornalisti di fronte a richieste  di questo tipo. Perfino un nostro famoso giornale locale mandò a Roma un inviato con il solo e preciso compito di mettere in cattiva luce l’evento e chi vi partecipava.

All’indomani della GMG romana si sparse la voce secondo la quale nel prato di Tor Vergata, dove si svolse la veglia e la messa finale, sarebbero stati trovati addirittura decine di migliaia di preservativi usati. Senza contare che una massa di persone così ampia dedita a rapporti sessuali sarebbe quindi passata inosservata ai giornalisti summenzionati, nessuno ha mai portato uno straccio di prova a supporto di questa vera e propria leggenda metropolitana, che ancora oggi ha un ampio riscontro su Internet e viene utilizzata per mostrare la presunta incoerenza dei cosiddetti “papaboys”(2). Per dire è stata anche rispolverata durante la campagna referendaria 2005 da una Emma Bonino stranamente a corto di argomenti. Eppure non esiste una sola testimonianza di un netturbino, o una foto, o un video…(3)
Evidentemente è più facile fare pseudo-giornalismo di questo tipo, con un evidente scopo anticristiano, anziché sforzarsi di analizzare come mai centinaia di migliaia di giovani partecipano con adesione sincera a questi raduni, in un mondo che, stando a quanto si sente in giro, è sempre più secolarizzato, scristianizzato e indisposto a seguire la morale cattolica.

La GMG del 2002 la seguii in televisione e sui giornali, per quanto possibile visto che passò praticamente inosservata. Nel 2005 invece ero a Colonia, dove leggevo tra il deluso ed il divertito i commenti sull’Avvenire. Come quando seppi che TV e giornali italiani avevano decisamente ridimensionato o addirittura ignorato il milione di giovani che aveva aspettato l’arrivo del Pontefice lungo le rive del Reno. All’epoca l’Avvenire scrisse che se invece di un milione di persone ce ne fosse stata soltanto una, la notizia avrebbe avuto molto più rilevanza. Pazienza.

Facciamo un salto di tre anni e arriviamo ai giorni nostri. Il primo luglio 2008 finalmente in un articolo del Corriere della Sera viene nominata la GMG di Sydney. Già il titolo è tutto un programma: «E il bordello apre le porte ai papa boys». In pratica il pezzo annuncia che un lussuoso bordello della città australiana sta aumentando l’organico in vista dell’arrivo dei pellegrini. Insomma secondo il signor Alessandro Sala è sottointeso che i pellegrini a Sydney andranno a far sesso, in barba a tutto quello che dice la Chiesa. La notizia è stata ovviamente rilanciata con un veloce copia-incolla da altri quotidiani e testate minori, cartacei o on-line.
Da notare poi come la stessa notizia, riportata in giornali stranieri, non parla di giovani pellegrini, il cui portafoglio tra l’altro stride con le esorbitanti tariffe del locale (a sei stelle), bensì di turisti o uomini d’affari venuti in città a vedere il Papa(4). C’è bisogno di tirare conclusioni?
Invece cercando su Internet oggi, 13 luglio, sembra che la cosa principale da dire riguardo all’imminente GMG è che un’associazione atea australiana distribuirà preservativi ai pellegrini.
Un copione già visto, insomma(5). Giusto qualche giorno fa invece, con perfetto tempismo,  iil documentario di una TV australiana ha riportato alla cronaca un vecchio caso di pedofilia che coinvolse, nel suolo di presunto copritore, il vescovo di Sydney(6). E la GMG non è ancora cominciata…

(1) Visto che il post  era troppo dispersivo, ho pensato di mettere delle note per rendere più scorrevole la lettura.
(2) C’è chi non la pensa come me, ma io trovo che questo neologismo abbia una connotazione vagamente dispregiativa, visto l’uso che ne fecero i giornalisti che lo coniarono.
(3) Sarebbe bastata anche una prova falsa creata ad arte, cosa che sarebbe stata abbastanza semplice da produrre… in fondo anche la BBC nel 1995 sporcò un prato pubblico di Reggio Calabria di siringhe e schifezze varie per “mostrarne il degrado”…
(4) La portavoce dell’albergo: “Obviously we’re not promoting it at your traditional Catholic community and it’s unlikely we will get priests through. But there’ll be lots of tourists in town and there’ll be lots of people in town.”
(5) Per la cronaca, i preservativi gratis ai pellegrini furono già distribuiti a Roma nel 2000 da attivisti del Partito Radicale e nel 2005 a Colonia da associazioni cristiane progressiste. Tanta pubblicità a prezzo modico.
(6) Ma perché parlare di "pedofilia" se la vittima aveva 28 anni?…

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