Lo spazzolino premonitore


Meno male, ogni tanto una buona notizia. La discarica più grande del mondo non è a Napoli e nemmeno in Italia. E’ l’oceano Pacifico.

Un’enorme distesa sottomarina di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. Venerdì scorso a Pieve di Soligo padre Alex Zanotelli ne aveva parlato. Non è possibile una cosa del genere, ho pensato. E invece sì. Un’enorme discarica che ha inizio a circa 900 km dalla costa della California e si estende lungo l’Oceano, superando le Hawaii e sfiorando Giappone.

Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura) o “plastic soup” (minestrone di plastica). Un’immensa massa di spazzatura, divisa in bue grandi blocchi, che viene tenuta insieme dalle correnti. Una parte un po’ galleggia, per finire prima o poi sulle spiagge, e una parte si deposita nei fondali marini, rovinando l’ecosistema e provocando la morte ogni anno di forse centomila mammiferi marini e un milione di uccelli.

L’allarme è stato lanciato da Charles Moore, noto oceanografo americano erede di una famiglia di petrolieri che ha scoperto per caso (?!?) questa massa di 100.000.000 tonnellate di rifiuti durante una regata.

Mi chiedo come tutta questa cosa abbia potuto passare inosservata per tutti questi anni. Comunque Moore dopo la scoperta ha venduto la sua quota di impero economico familiare e si è convertito all’ambientalismo. Con il ricavato ha fondato la Algalita Marine Research Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

A quanto pare un quinto della spazzatura proviene dalle navi; il resto è tutta farina dei nostri sacchi dell’immondizia terrestri. I quali, nonostante il riciclaggio, contengono una smisurata quantità di plastica (palloni da football, accendini, siringhe, perfino i Lego) e sacchetti sempre di plastica. La quale, com’è noto, ci vuole un’era geologica per farla "compostare".

Questo è il risultato di sessant’anni di consumismo sfrenato. Meditiamo, gente, meditiamo.

Senza contare che i pezzetti di plastica più piccoli assorbono agenti inquinanti, e quindi ”Ciò che cade nell’Oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto”, ha affermato Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Research.

Tutto questo fa tornare pericolosamente alla mente il vecchissimo sketch di Beppe Grillo e lo spazzolino da denti. Era il 1994. Quando Grillo poteva ancora permettersi di andare in RAI.

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