Morire di lavoro


Lutrano di Fontanelle

In Afghanistan ieri è morto un altro soldato italiano: questa volta un lutto che mi tocca da vicino, nel senso che Giovanni Pezzulo, 45 anni, abitava a Oderzo, a 4 km a sud di casa mia.

Più o meno alla stessa distanza, ma verso nord, lavorava Fabio Segat, 30 anni, morto sempre ieri schiacciato da una pressa lavorando in una fabbrica in centro a Lutrano di Fontanelle.

Per ricordare ed onorare il primo in queste ore ci sono le solite bandiere a mezz’asta, le solite interviste ai vicini/amici/parenti con le solite frasi di circostanza, il solito cordoglio unanime del mondo politico, il solito Torniamo a casa dell’estrema sinistra ed il solito Tornare a casa ora sarebbe folle degli altri.

Quello che mi chiedo è: perchè sempre questa retorica? Perchè bisogna sempre usare la parola eroe, termine di cui si abusa continuamente? Giovanni era andato in Afghanistan volontariamente, ben pagato e di certo preparato e consapevole dei rischi che correva. A fare cosa, si chiederà qualcuno, ma in questo contesto non ha alcuna importanza.

Fabio invece non doveva certo mettere in preventivo di morire lavorando in fabbrica, però la sua morte non avrà di certo lo stesso risalto. Infatti è soltanto uno delle ottanta persone che muoiono lavorando in media al mese in Italia. Una piaga sociale che però non sembra preoccupare più di tanto la nostra classe politica, che al massimo dà risposte che sfiorano il ridicolo.

Intanto noi continuiamo a sintonizzarci sui telegiornali, con la sottile e perversa soddisfazione di vedere i nostri paesi in tivù.

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3 pensieri riguardo “Morire di lavoro

  1. Aggiungo solo questa domanda al tuo post, che la sottoindende ma non la formalizza. Perché la morte del soldato ha rilevanza nazionale (se ne parla 2 o 3 giorni nei tg nazionali), mentre la morte di un uomo sul lavoro (in fabbrica, lavoro artigiano) ha rilevanza solamente locale?
    La morte di un uomo mentre fa il suo lavoro non e’ per tutti tragicamente uguale forse?
    Francesco

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  2. giusto, questo..
    se non fosse che spesso e volentieri in fabbrica e nei cantieri in primis gli operai non rispettano le regole di sicurezza, mi chiedo come sia possibile cadere da 10 metri di impalcatura se esiste la cintura di sicurezza..
    ma rimanere schiacciato da una pressa è un po’ diverso, a dire il vero..
    è successo per negligenza o per mancanza di regole e protezioni?
    non che la morte abbia piu valore in certe situazioni..
    ma non credo che in tivvù faccia tanto clamore (perchè è questo che vogliono quelli delle tivvù, ovviamente) se Tizio muore di infarto mangiando la zuppa a casa sua..

    il punto è questo, la politicizzazione della morte del soldato è cosi forte e potente da permettere di fare casino a coloro i quali vogliono il ritiro delle truppe, fregandosene in senso lato di quello che è morto..
    come in realtà se ne fregano anche di quello morto in fabbrica (intendo quei finti politici che nel loro programma hanno “piu sicurezza e diritti ai lavoratori”) perchè semplicemente strumentalizzano morti su morti e invece di promuovere nelle menti degli operai e tra la gente la cultura della sicurezza-faidate, tendono a usaree sponsorizzare la parola “diritti” a chi di “doveri” ne ha ben tanti. cosa voglio dire?
    a un operaio non gliene frega niente di mettere un berrettino di simil-plastica poco estetico o una noiosa cintura o di imparare a usare ed effettuare le tecniche di primo soccorso ma nel caso in cui uno di loro dovesse avere un incidente, tutti i loro soci (anch’essi contro il cappellino poco fashion) sono abilissimi a protestare contro le morti durante il lavoro.

    penso serva in tutti i casi piu coerenza (politici-lavoratori-gente comune), piu sensibilizzazione e piu intelligenza..
    e poi potremo realmente fare le sfilate in piazza parlando di reali diritti.
    i diritti precedono i doveri solamente in ordine alfabetico..
    saluti..

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