Partito Democratico, parte seconda


Domani è il grande giorno le primarie del Partito Democratico, e certi commenti che sento e leggo in giro mi ricordano un po’ San Paolo quando auspicava l’imminente venuta del Regno dei Cieli.
Domani, al prezzo minimo di un euro, potremo partecipare al processo di creazione del Partito Democratico. O almeno così ci dicono: ci troveremo infatti a dover scegliere su cinque candidati, di cui uno evidentemente e nettamente favorito, e al quale come se non bastasse i sondaggi danno il 70% delle preferenze.
Senza contare poi che daremo il voto ad una lista, e non ad un candidato, e di conseguenza al leader che tale lista sostiene. Niente preferenza diretta, insomma.
E’ così che si “costruisce un partito”? Pagando per votare una lista di persone che sostengono un candidato su cinque, sapendo già alla fine chi vincerà?
Confesso che, viste le “regole” (e anche i candidati, vedi post di ieri), mi passa la voglia di “giocare”…

E non è finita qui: ricordo come se fosse oggi una lezione della Scuola di formazione all’impegno politico e sociale che ho frequentato a Oderzo a fine 2004. Relatore: Lorenzo Biagi, futuro candidato del centrosinistra alla presidenza della provincia di Treviso (2006). Nel bel mezzo di una discussione sul sistema elettorale disse più o meno questo: «Il bipolarismo è tipicamente americano-anglosassone; non fa parte della nostra cultura politica. A noi italiani piacciono i partitini, piace essere rappresentati, non dimentichiamoci che siamo stati noi a mandare in parlamento Cicciolina».
Ricordate il 1999, quando nacque il movimento dei Democratici, con quell’asinello preso a simbolo che fece ridere a denti stretti mezza Italia per poi sparire, fortunatamente, nel giro di qualche anno? L’asinello è il simbolo dei Democratici statunitensi: quello fu un primo passo verso l’americanizzazione della politica italiana, e questo è il secondo.
Prima o poi nascerà anche il partito unico del centrodestra e la frittata sarà terminata: due grossi partiti, uno di destra ed uno di sinistra, proprio come negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. Che è un po’ quello che si auspicava la P2 tanti anni fa, giusto per stare allegri.
Negli Stati Uniti l’affluenza alle urne oggi tocca il 55% quando va bene. Democratici e Repubblicani sono copiosamente finanziati dalle multinazionali che noi tutti sappiamo ormai cosa combinano nel sud e nel nord del mondo. Vogliamo veramente andare verso questa direzione?

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