Le primarie del Partito Democratico, parte prima



Dopodomani sarà il grande giorno delle primarie del Partito Democratico. Uno sguardo rapido ai candidati.

Classe 1955, figlio d’arte e figlio di papà (che faceva parte di quel gruppo di menti illuminate che fondò la RAI di cui si sente tanto la mancanza), rimane orfano ad un anno.
Presentato come "il nuovo che avanza", ha 37 anni di militanza politica alle spalle, ovvero in pratica più di Berlusconi e Prodi messi assieme che pure hanno settant’anni.
Nel 1976, ventunenne, diventa consigliere comunale a Roma per il PCI. Rimarrà nel partito fino alla sua trasformazione in PDS pur non essendo mai stato, per sua stessa ammissione, veramente comunista. «Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così» (1995).
In una recente intervista gli è stato chiesto cosa ne pensasse del referendum sulla legge elettorale, ha risposto «Sono d’accordo ma non voto».

Quest’estate il suo vecchio amico Francesco De Gregori gli ha voltato le spalle annunciando di votare Bindi: «Tutti parlano di modello Roma. Ma Roma mi pare sempre più una città che cerca di nascondere lo sporco sotto il tappeto. I grandi problemi di una grande città — traffico, sicurezza, legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Va da sé che Roma è bellissima, da San Pietro al Colosseo; ma certo non è merito di Veltroni».
Affetto dalla sindrome di Montezemolo, ha già annunciato che se vincerà non si dimetterà da sindaco di Roma.

Sì insomma: un sopravvalutato cerchiobottista professionista della politica. Proprio quello che serve all’Italia per cambiare.
Probabilità di vincere: non dico il 100% in quanto esiste sempre una probabilità remota che da oggi a domenica sia costretto a ritirarsi dalla corsa per cause di forza maggiore (improvvisa perdita della memoria, arresto, entrata nelle file della Casa delle Libertà).

Quando sembrava chiaro che Veltroni sarebbe diventato segretario del PD democraticamente senza alternative, si è candidata alla segreteria del partito "Non contro di lui, ma al suo fianco". Fico, no?
Classe 1951, laureata in scienze politiche, è stata l’ultima persona a parlare con Vittorio Bachelet pochi istanti prima che quest’ultimo diventasse diventasse una futura vittima poco ricordata delle Brigate Rosse.
Si impegna attivamente nel settore giovanile dell’Azione Cattolica molti anni prima che Zucchero proponesse la sana e consapevole libidine come unica via per salvarsi da essa.
Nel 1996 diventa ministro della sanità del Governo Prodi, e negli anni diventa uno dei politici più bersagliati dalla satira a causa della sua non proprio sfolgorante bellezza.
Se è innegabile che col passare degli anni il suo aspetto fisico sia migliorato (confrontare le foto attuali con quelle della fine del secolo scorso), non altrettanto si può dire della sua reputazione, in quanto ha rinnegato il suo essere cattolica con il disegno di legge sui Dico, e il suo essere donna con il caso burka, quest’ultimo un vero e proprio suicidio elettorale essendo stato compiuto sei giorni prima del voto. Non so quanti voti gli costerà; probabilmente almeno uno, il mio.
Probabilità di vincere: le stesse che ho di vedere l’Inter giocare in campionato con tre italiani.

Nato nel 1966, entra nella Democrazia Cristiana giusto in tempo per vederla scomparire. Faccia da bravo ragazzo, diventa ministro a trentatrè anni; nel 2006 diventa segretario alla presidenza del Consiglio, succedendo allo zio, il quasi Presidente della Repubblica Gianni Letta, uno dei bracci destri di Silvio. Agli americani piacciono un casino questi trentenni che fregano il posto ai matusa: negli Stati Uniti potrebbe ambire al Ministero della Difesa. La sua biografia su Wikipedia è attualmente più corta di quella di Adinolfi, il che è tutto un dire.
Probabilità di vincere: le stesse che ho di vedere l’Inter scendere in campo con quattro italiani, tra cui Mancini.

E’ nato nel 1971, ovvero quando “il nuovo” Veltroni era già iscritto da un anno alla FGCI. Democristiano e opinionista di Avvenire, Radio Vaticana ed altre testate alla fine degli anni ’80, si candida sindaco di Roma nel 2001 ottenendo addirittura lo 0,1%. Alla “Generazione X” di Ambra e Mondo Marcio, Adinolfi ha risposto con la “Generazione U”, movimento di blogger di sinistra under 40; nell’aprile 2006 viene indicato da Time come una delle dieci giovani speranze della "Young Italy". A dimostrazione di quanto siamo considerati all’estero noi italiani. Già me lo vedo capo del governo nel 2041 (ovvero quando avrà settant’anni) che istituisce il Ministero per la Vita Sociale, quello dell’E-learning e quello per lo Sviluppo di Wikipedia.
Probabilità di vincere: le stesse che ho di vedere l’Inter scendere in campo con quattro italiani, me compreso.

Classe 1957, è stato giornalista free-lance in Sudamerica e, più di recente, cane sciolto dell’Ulivo e critico nei confronti del governo, ma di lui tutti si ricordano soprattutto lo zio, Jas Gawronski, inviato storico del TG1 e forzista. Sì, Gawronski ha uno zio forzista proprio come Letta. Fico, no? La differenza sta che ancora non lo ha sostituito. Oltre ad uno zio forzista ha una zia scomparsa a qualche giorno fa a 105 anni, in vita poetessa, salvatrice di parecchie famiglie ebree; questa è sorella a sua volta di un beato, Pier Giorgio Frassati, e figlia di Alfredo Frassati, mitico fondatore de “La Stampa”, a sua volta marito di Adelaide Ametis, nota pittrice dell’epoca. Niente male come parentela, eh? Non mi sembra ci sia altro da dire su di lui di significativo, il che è tutto un dire.
Probabilità di vincere: le stesse che ho di vedere l’Inter scendere in campo con i italiani.

Tocca a noi scegliere: pillola rossa o pillola blu? Domani la seconda parte.

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