Qualità rossa


Domenica scorsa c’è stata la marcia della Pace Perugia-Assisi. Presenti: duecentomila persone. Associazioni e gruppi partecipanti: centinaia, laiche e cattoliche. Spazio dedicato nei telegiornali: il minimo indispensabile per non togliere spazio alle notizie più importanti, come le non-novità su Garlasco, la Serie A e i litigi tra i politici. Politici presenti: pochi, soltanto qualcuno dell’opposizione all’interno della maggioranza e qualche candidato alle imminenti primarie del Partito Democratico. Politici assenti: la destra, e quelli che qualche anno fa sventolavano le bandiere della pace per pigliarsi la poltrona, e ora che la poltrona ce l’hanno non la sventolano più.

Tutto come previsto insomma.

Una marcia inevitabilmente con il pensiero rivolto alla Birmania; per questo in molti hanno aderito all’iniziativa di vestire un indumento rosso in solidarietà con i monaci buddisti.

Peccato che praticamente tutti i nostri solerti mass media si siano dimenticati di dire che il regime militare birmano sia… comunista. O meglio: una specie di giunta postcomunista che dopo il 1988 ha sostituito una dittatura comunista.

Il risultato è che un sacco di gente in questi giorni si è vestita di rosso in solidarietà a dei monaci buddisti, che si vestono di arancione e che sono scesi in piazza contro un governo comunista, cioè "ideologicamente" rosso.

Interessante, no?

Sembra quasi di essere tornati al 1989, quando qualche nostro politico comunista duro e puro riusciva dichiaratamente a stare sia dalla parte degli studenti di Piazza Tienanmen che dalla parte del governo cinese.

(e comunque, Forza Birmania).

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