«Solo luoghi comuni»



Questi film banali non lo fanno crescere

Era una delle prime regole che ci insegnavano a scuola: le pere non si sommano con le mele. E allora perché tentare di mettere un segno di uguale tra successo e qualità? Sono due caratteristiche ben distinte e non sarà certo il record d’incassi di Ho voglia di te a cambiare le cose. Un film brutto può attirare le code al botteghino: è successo e succederà ancora. Buon per lui e per i suoi produttori. E poi non ci voleva certo una grande intuizione per prevedere che Riccardo Scamarcio avrebbe fatto strage di cuori femminili. Mica per niente il volpone De Laurentiis l’ha voluto per fare coppia con la Bellucci nell’ultimo Manuale d’amore. Quando era stato scelto per interpretare Step in 3MSC — Tre metri sopra il cielo (e subito a ridosso, con lo stesso regista e la stessa produzione, anche L’uomo perfetto) non era ancora esploso nel cuore delle teenagers. All’epoca erano innamorate di Stefano Accorsi. Ha impiegato un paio d’anni a maturare (come sex symbol) e Ho voglia di te l’ha colto al meglio del suo fascino adolescenzial-mediatico. Il problema, allora, non è, come ha scritto Marco Giusti, che la critica «non riesce a capire i perché di un tale interesse da parte del pubblico di ragazzini urlanti». Li capisce, eccome. Caso mai è difficile spiegarsi perché di fronte a un successo annunciato (come era questo) tanti colleghi abbiano messo da parte la loro «ragion critica» per sfoderare una più malleabile «ragion pratica», che li ha portati più o meno a scrivere che il film è brutto, nessuno lo mette in dubbio, però il pubblico accorrerà in massa e allora diciamo anche noi che è bello. Il mercato deve avere sempre ragione. No, Ho voglia di te è brutto. Come film, s’intende, non come richiamo per le allodole (absit iniuria verbis). E potrei anche aggiungere che un cinema così, fatto di cliché e luoghi comuni, di frasi fatte e inquadrature-poster, non aiuta sicuramente quelle medesime «ragazzine urlanti» a capire di più i tormenti d’amore o le sue gioie. Serve soltanto a dare fiato a un’industria che sfrutta le ingenuità adolescenziali per vendere diari, riviste e santini vari. Ma è anche certo che quei personaggi non servono né a Scamarcio né alla Chiatti per crescere nel loro percorso d’attore. Entrambi hanno già dimostrato nei fatti (cioè nei film: lui Texas e Romanzo criminale, lei L’amico di famiglia e A casa nostra) che hanno ben altre ambizioni e soprattutto potenzialità. Sarebbe bello se non le sprecassero.

Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 12 marzo 2007
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