Da Oderzo al Ministero

12 marzo 2007 alle 14:04 | Pubblicato su da Ctrl-Alt-Canc, L'Azione | Lascia un commento
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E’ dura la vita di chi pratica sport a livello agonistico, specie se fai parte dello snobbato mondo dei cosiddetti “sport minori”: lo sa bene l’opitergina Carla Scotti, 29 anni di carriera nel mondo delle bocce, categoria Raffa. Inizia infatti a 16 anni, imitando il padre Remo, partecipando esclusivamente per divertirsi alle gare chiamate “Lui e lei”, con formazioni composte da un uomo e una donna. Passano gli anni e Carla comincia a togliersi le prime soddisfazioni, vincendo la prima gara nazionale Senior a Vicenza nel 1986. Una gara maschile: in questa disciplina infatti le donne possono partecipare ai tornei degli uomini. Da allora ad oggi di gare maschili ne ha vinte 10 regionali e 12 provinciali. Nel 2003 con gli uomini disputa anche un campionato italiano.

Il curriculum di tutto rispetto anche nelle gare femminili (5 campionati provinciali individuali e uno regionale) le fanno guadagnare parecchi punti nella speciale classifica alla quale concorrono tutti gli atleti agonisti in Italia con un sistema simile a quanto avviene nel tennis: entra infatti in categoria A1, l’Olimpo che raccoglie i 16 atleti italiani con più punti.

Nel 2005 Carla raggiunge il vertice della classifica, e la naturale conseguenza di tutto ciò è la convocazione in nazionale, con la quale partecipa lo stesso anno ai World Games a Duisburg, in Germania, manifestazione sportiva che raccoglie quaranta sport non inseriti tra le discipline olimpiche. E vince. Ma al di là di un trafiletto su un giornale locale, non accade nulla. Nel frattempo casa sua si è riempita di 250 medaglie d’oro e 130 tra trofei e coppe, facendo impazzire mamma Elena.

Improvvisamente, nel 2007, arriva finalmente la, tra virgolette, “notorietà”, dopo anni di anonimato: Carla e gli altri campioni europei vengono convocati a Roma dal ministro Melandri. L’incontro è previsto per il sei febbraio 2007, ma dopo i fatti di Catania e la morte di Filippo Raciti l’appuntamento è stato rinviato a data da destinarsi. Nel frattempo però è arrivato il riconoscimento della Giunta Comunale di Oderzo durante il consiglio comunale del 28 febbraio.

Com’è la vita di una bocciofila di livello nazionale? «Allenamenti tre volte alla settimana, la sera, dopo il lavoro» afferma Carla, la quale lavora alla direzione dell’ULSS di Treviso, e dopo cena corre a Monastier dove c’è la sede invernale della sua società di appartenenza, l’Ass. Bocciofila Boschetto di Treviso. «Poi il fine settimana ci sono le gare, di solito la domenica di prima mattina, ed essendo lontane da casa occorre partire quindi il sabato. Se si vuole salire in classifica bisogna giocare e vincere più gare possibili, e quindi il tempo libero si riduce». Cosa bisogna avere per essere bravi bocciofili? «Non occorre un gran fisico» dice Carla. «Occorre calma, tranquillità, grande sensibilità di braccio». E soprattutto, se si vuole arrivare in altro, grande passione. «Avevamo qui in zona alcuni ragazzini che all’epoca battevano quelli che oggi sono i campioni italiani» afferma papà Remo. «In seguito hanno mollato tutti».

L’Azione, domenica 11 marzo 2007

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