Intervista ai Wetfinger Operation


Dopo aver disgraziatalmente saltato le interviste ad Elio e a frankie Hi-NRg sono finalmente riucito ad intervistare qualcuno per la prossima puntata della rubrica "Sonica" (prossimo numero, credo, de L’Azione)…

Sabato 29 ottobre a Mestre c’è stato il concerto di addio dei Wetfinger Operation, gruppo opitergino-mottense che in appena due anni di attività era riuscito a guadagnarsi un posto tra i migliori gruppi della scena indipendente veneta. Una band con tre chitarristi, ovvero Elia Trevisan di Cessalto, Matteo Pezzuto di Oderzo e Marco Andreetta di San Polo di Piave; un bassista, Francesco Fornasier di Fossalta e il batterista, il mestrino Douglas D’Este, l’unico dei cinque a non cantare. Hanno all’attivo un demo, nominato “Demo del mese” dalla rivista musicale “Rumore” n. 147 e scelto dalla giuria critica per la finale live di “Progetto Demo 2004” a Roma. Ad aprile 2005 è uscito il loro unico disco, che porta esattamente il nome del gruppo. A Matteo abbiamo chiesto di tirare le somme di due anni di concerti.
Cosa significa intanto il nome del gruppo?
Il nome è una presa di posizione nei confronti dell’isolamento in cui vivo l’uomo moderno, per il quale la musica può rappresentare forse una risposta, ma non un rimedio.
Perchè avete deciso di sciogliervi? Ora cosa avete intenzione di fare individualmente?
Ci siamo sciolti perchè non c’era più consenso riguardo la direzione musicale da seguire. Ora tutti porteremo avanti altri progetti musicali: Elia e Francesco stanno mettendo in piedi delle cover band; Douglas continuerà a suonare con gli Hands Off Alice e sta per fondare una band con me, alla quale daremo una piega molto post rock, alla Mogwai e Sigur Ròs. Con Marco invece sto già registrando dei nuovi pezzi per un progetto shoegaze/dream pop, e se tutto va bene tra un paio di mesi inizieremo ad esibirci.
A che gruppi vi ispiravate?
Le influenze musicali erano varie: dall’indie rock newyorkese alla prima new wave britannica, dalla scena shoegaze al post rock. Se dovessi citare una band per ogni nostra influenza direi: Television, Joy Division, My Bloody Valentine e Slint. Molti ci avvicinavano ai Joy Division per il timbro della voce di Elia ed il minimalismo della sezione ritmica, ma per il resto la nostra proposta musicale si diversificava parecchio dalla loro.
Qual’è stata la più grande soddisfazione che vi siete tolti? Avete invece qualche rammarico?
Non saprei scegliere… Il nostro demo premiato su “Rumore”, suonare in tutta Italia, pubblicare un album che gira per radio e discoteche… L’unico rammarico è non essere riusciti ad andare avanti.
La musica non è la vostra unica occupazione, visto che questa musica non porta certo a grandi gratificazioni economiche… come riuscite a conciliare le due cose?
In realtà è molto semplice: lavoriamo fino alle 18, poi suoniamo fino a mezzanotte. Il problema è trovare il tempo per stare con la morosa!
Come vanno secondo te le cose qui in Veneto in quanto a musica indipendente? Vedi qualche gruppo che può imporsi a livello nazionale?
Direi che in Veneto va alla grande, e direi anche che non c’è nulla che vada bene. Gruppi ce ne sono parecchi, e questo è bello, ma quelli che suonano decentemente sono davvero pochi.
In generale c’è un certo appiattimento ed una standardizzazione che inaridiscono tutta la scena; di idee ce ne sono davvero poche rispetto ad altre regioni italiane, sembra piuttosto che tutti vogliano copiare qualcuno. Credo che questa situazione rifletta una certa ignoranza musicale, purtroppo diffusa anche tra chi si definisce estimatore della musica indipendente. Tra i gruppi che si possono imporre metterei i Chinasky, Zabrisky e i Libra.

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