Il concerto delle Orme a Oderzo


Finalmente ho trovato il tempo per parlarvi brevemente del concerto delle Orme in Piazza Grande a Oderzo del 25 luglio scorso.
In una piazza gremita di gente, richiamata dai fuochi d’artificio (ancora una volta deludenti) a conclusione delle Fiere della Maddalena e dall’entrata gratuita, il gruppo di rock progressivo di Marghera ha eseguito una sorta di greatest hits della propria carriera, cominciando dalla fine, ovvero da qualche pezzo non proprio entusiasmante del proprio ultimo album uscito lo scorso anno. Pensavamo che, vista l’età dei due componenti originali del gruppo, si sarebbero limitati a suonare pezzi “tranquilli”, e invece siamo rimasti piacevolmente delusi: durante la seconda e soprattutto la terza parte del concerto infatti hanno saputo dare sfogo ai propri strumenti dimostrando di saperci ancora fare. Aldo Tagliapietra, il cantante, si è esibito pure al sitar. La seconda parte del concerto, durante la quale il gruppo ha eseguito il meglio della loro produzione anni ’70, ha visto il suo momento peggiore nella “parentesi sanremese” con l’esecuzione dei due brani portati “controvoglia” dal gruppo al Festival nel 1982 e nel 1987, di cui si salvava a malapena forse solo il pezzo più vecchio, eseguito per secondo.
La parte migliore del concerto è stata comunque la terza, durante la quale abbiamo potuto assistere all’esecuzione integrale del loro concept-album a tema cosmico Felona e Sorona del 1973, considerata una piccola pietra miliare della musica italiana ed è pure uno dei dischi italiani che preferisco. Il cantante mi ha poi detto alla fine del concerto che hanno preso la decisione di eseguire l’album intero a metà concerto, perché non era previsto.
Il pubblico ha dimostrato di aver gradito l’esibizione, in particolare la performance del batterista Michi Dei Rossi, ed il gruppo ha sentitamente ringraziato tornando sul palco per ben due volte chiamati a gran voce dagli spettatori.
Complimenti anche a chi ha avuto l’idea di chiamare a suonare questo gruppo, visto che si è trattato di un salto di qualità non indifferente rispetto ai concerti precedenti dei Pooh, di Irene Grandi e di quegli usurpatori che si fanno chiamare Nomadi.

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