Recensioni di dischi / 3


The plural of the choir (Settlefish 2005)
Il secondo album dei bolognesi Settlefish si candida di diritto come il miglior album "italiano" dell’anno. Peccato che la massa con il cervello imbevuto di gasolina non saprà mai della sua esistenza. I Settlefish sono uno dei vari gruppi emergenti italiani che negli ultimi due anni sono stati ingaggiati da case discografiche americane, cosa mai accaduta prima in maniera così massiccia, a dimostrazione che la musica italiana, seppur cantata in inglese, sta vivendo veramente una stagione d’oro in questo primo scorcio di millennio. Emo Rock di ottima fattura che ha come miglior pregio l’originalità, merce sempre più rara di questi tempi. Tra i pezzi spicca l’iniziale "Kissing is chaos", con i suoi due minuti abbondanti di introduzione in crescendo, "It was bliss!", "The marriage funeral man" con il suo incedere deciso, e la finale "We please the night, drama" con un potente finale strumentale simmetrico all’inizio dell’album. Di loro ho già parlato nel blog dopo il loro concerto a cui ho assistito a fine febbraio: nei loro pezzi si sentono echi di U2 e soprattutto dei Pavement, come mi ha confermato lo stesso cantante Jonathan Clancy di persona quella sera, e anche dei Modest Mouse che (ancora) non conosco. I testi sono decisamente enigmatici e difficili da tradurre: peccato solo che appunto cantino in inglese. Ora c’è da sperare che prima o poi, ripercorrendo le orme degli Afterhours, passino alla lingua madre… Voto: 8

Push the button (Chemical Brothers 2005)
L’ultimo album dei "fratellini chimici" di Manchester è pittosto strano. Al primo ascolto non mi è sembrato male, ma personalmente mi è bastato appena qualche ascolto per ridimensionarlo, e parecchio. Presenta qualche pezzo fatto benino, ma che alla lunga (anzi non così tanto alla lunga) stufa. A differenza della cara vecchia "Hey boy, hey girl", già una pietra miliare nonostante gli appena sette anni scarsi di vita. Una flessione era da mettere in preventivo dopo dieci anni di album a quanto parte veramente validi (cercherò di procurarmeli al più presto…). Anche se qui più che una flessione sembra un disco fatto apposta per raccattare nuovi fans di età adolescenziale (non a caso un singolo è già diventato colonna sonora dello spot di un cellulare…). Voto: 4,5

No wow (Kills 2005)
Secondo disco del duo "che ricorda tanto i White Stripes". Buona musica, il problema è che assomiglia troppo a quella del loro album di debutto, datato 2003. E non sembra esserci una canzone che spicca tra le altre. Ancora una volta di qualità l’interpretazione canora della cantante. Voto: 6

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