Ed ora "facciamo tutti un passo indietro"


Ho chiesto ed ottenuto di fare un corsivo per il giornale dove scrivo sulla questione Unabomber ricavato dai due post che ho pubblicato Domenica scorsa a caldo qui sotto. Eccolo qua.

“Ed ora che se ne parli il meno possibile”: questa è stata una delle prime dichiarazioni del papà di Greta. Un preciso appello ai giornalisti, partito da una persona che nel suo passato ha avuto pure un’esperienza di collaboratore in un giornale. Gli eventi delle ultime settimane infatti sono stata l’ennesima dimostrazione che di eventi tragici come questi sono responsabili in parte anche i media.
Ricordate per esempio i “sassi” di Tortona, nel 1997? Nel periodo successivo a questo tragico evento il lancio del sasso dal cavalcavia diventò una specie di mania nazionale. Più recentemente, dopo il caso dell’ammoniaca iniettata in una bottiglia di acqua minerale, furono i giornalisti a parlare di “Acquabomber”, e in pochi giorni la bravata fu emulata circa un centinaio di volte in zone dello stivale lontanissime tra di loro, con conseguente psicosi in tutto il paese. Fino a quando i telegiornali non ne hanno parlato più e il fenomeno si è sgonfiato.
L’ennesimo attentato compiuto da questa persona è stato il pretesto per i soliti “riassunti delle puntate precedenti”, le interviste a psicologi e criminologi e il coinvolgimento dei compagni di classe della vittima, con l’invasione di istituti scolastici come già avvenne quasi due anni fa al “Parise” a Oderzo dopo l’incidente a Francesca.
Non c’è bisogno di uno psicologo per comprendere che questa persona è malata di una forma estrema di esibizionismo che lo porta a volere la maggiore visibilità possibile: tenere alta l’attenzione su di lui significa quindi fare esattamente il suo gioco. E a questo proposito non è certo immune da responsabilità chi ha deciso di mettere in onda una fiction televisiva con chiarissimi riferimenti a questo personaggio, fedele all’equazione “più polemiche = più ascolti”, purtroppo puntualmente dimostrata. E soprattutto non dimentichiamoci di chi qualche settimana fa scrisse che si era vicini alla sua cattura, con tanto di riferimenti ad alcune persone sospette, notizia prontamente diffusa da tutti i media nazionali e smentita dagli inquirenti. Alla luce di questo fatto l’ultimo attentato potrebbe essere un modo per dire agli investigatori “guardate che state sbagliando strada”. Per gli stessi motivi questo criminale probabilmente gongolerebbe sapendo di avere un milione di euro di taglia che pende dalla sua testa. Tanti buoni motivi quindi per “fare tutti un passo indietro” e spegnere le telecamere.

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