Suore uccise in Burundi: dov’è il terzo mondo?

8 settembre 2014 alle 19:51 | Pubblicato su commenti, internet | 3 commenti
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La notizia della morte delle tre suore in Burundi non poteva non colpirmi, visto che pur non avendole incontrate di persona, ho visto il quartiere dove operavano e ho mangiato e dormito in una casa della loro congregazione, tra fine luglio e inizio agosto di quest’anno. Gli ultimi giorni di permanenza è stato come se le tre suore ci avessero guardati, dalla foto in cui erano impresse sul calendario dei Saveriani che era appeso in cucina.
Mi ha colpito però anche la differenza tra come è stata riportata la notizia da Iwacu Voix du Burundi, giornale che proprio un missionario Saveriano definì in nostra presenza “l’unico quotidiano intelligente del paese” e i media italiani. Questi ultimi ovviamente hanno messo in bella evidenza i dettagli macabri su come le tre sarebbero state uccise (modalità peraltro smentite in serata dai Saveriani stessi) seguendo una linea editoriale che riscontriamo spesso e (non) volentieri.
Ma ciò che mi spaventa di più sono i commenti che ho letto nel sito internet di uno di questi quotidiani: un’accozzaglia informe di qualunquismo, anticattolicesimo, populismo, islamofobia, misoginia, razzismo. E non sto parlando di un giornale di nostalgici del Ku Klux Klan: sto parlando del quotidiano che si bea del fatto di non avere ne’ padrone ne’ finanziamenti pubblici.
Detto questo mi chiedo: è lo stare dietro una tastiera che rende le persone così brutte, o devo preoccuparmi perché potrei incrociarne qualcuna ogni volta che esco di casa?
E poi mi chiedo: ma siamo proprio sicuri che il terzo mondo sia lì e non qui?

Alle falde del Kilimangiaro

16 agosto 2014 alle 14:16 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento
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Ah, forse vi può interessare il fatto che sono appena tornato dal Burundi. Sto scrivendo parecchio su questa esperienza e sistemando vari album fotografici. Prima o poi scriverò qualcosa pure qui, nel frattempo Twitter può aiutarci a capire la percezione che l’italiano medio ha di questo paese:

Dulcis in fundo, una chicca:

Germania sì, Italia no

14 luglio 2014 alle 14:33 | Pubblicato su commenti | 1 commento
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Chi l’avrebbe mai detto che avrei tifato Germania alla finale dei Mondiali di calcio? Ma l’unico motivo che avevo per non tifarla era il non vederla raggiungere l’Italia nella classifica dei Mondiali vinti. Effettivamente troppo poco.

Infatti sono contento di com’è andata a finire. Ha vinto la squadra più solida. Ha vinto la squadra che ci ha insegnato che avere rispetto dell’avversario non significa rinunciare a giocare a metà partita perché stai vincendo 5 a 0.

Ma soprattutto ha vinto un progetto a lungo termine, che ha radici nel decennio scorso, quando ai tempi del fallimento agli Europei del 2004 e dell’organizzazione dei Mondiali 2006, il movimento calcistico tedesco iniziò una fase di programmazione a lungo termine con lo scopo di portare più gente agli stadi, rimodernando per questo motivo gli impianti, e ridare forze alla nazionale e alle squadre di club, potenziando i vivai. Ora, finalmente, questo progetto porta i suoi frutti, e ne avrebbe portati anche prima se non avesse trovato lungo la sua strada un’Italia e una Spagna in stato di grazia.

Tutto un altro mondo rispetto a quello del pallone nostrano, che per anni ha dominato in Europa grazie soprattutto ad un mecenatismo più di istinto che di ragione, ovvero grazie ad un fiume di denaro di provenienza a volte illecita o perlomeno discutibile, in nome del quale è stata data una maglia perfino al figlio di Gheddafi. Un mondo provinciale e colluso con la cattiva politica, la cattiva imprenditoria e la cattiva tifoseria, che non ha voluto pulirsi nemmeno dopo Calciopoli. Un movimento che si ostina a non investire sui giovani, e che dopo essersi illuso di essere ancora grande grazie al mondiale vinto nel 2006, oggi annaspa in un inesorabile ma giusto declino.

Ci sono comunque delle esperienze che fanno eccezione, come quella dell’Udinese, e dello Juventus Stadium. Da qui bisogna ripartire. E, soprattuto, da una classe dirigente che sia scelta per competenza, imparzialità e amore per questo sport, e non per compiacere gli interessi dei poteri forti.

Festival del Bene Comune 2014

26 giugno 2014 alle 15:07 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Torna anche quest’anno a Oderzo il Festival del Bene Comune, appuntamento organizzato dai Giovani per Oderzo che quest’anno ha come tema “Il paesaggio come bene comune”.
Per la prima volta la manifestazione si svolgerà in due giornate, sempre presso il parco antistante alle piscine. SI comincia venerdì 27 giugno con l’apertura del chiosco alle 19 seguito alle 21 dal concerto dei North East Ska Jazz Orchestra, formazione di quindici elementi con base in Friuli che propone una selezione di standard jazzistici riletti in chiave reggae e ska.
La mattina dopo alle ore 9 prenderà il via una pedalata che attraverserà la campagna opitergina, la quale sarà illustrata dai volontari del Circolo Legambiente Piavenire di Maserada sul Piave. Alle ore 12 ci sarà il “pranzo solidale” aperto a tutti, per il quale si richiede un contributo di 5 euro (3 euro per i minori di 12 anni).
Nel pomeriggio saranno attivi nel parco gli stand di varie associazioni no profit operanti nel territorio e della casa editrice Becco Giallo; sarà inoltre possibile scambiare libri usati nella “biblioteca ambulante” del gruppo organizzatore e assistere alla performance dal vivo dei writers dell’associazione Kantiere Misto, i quali ridipingeranno le pareti esterne del Palazzetto dello Sport come esempio di riqualificazione urbana.
Alle 18 prenderà il via una conferenza dal titolo “Difendere i fiumi per salvare il paesaggio” con Fausto Pozzobon di Legambiente, la dott.ssa Nadia Breda, ricercatrice antropologa dell’Università di Firenze, e il dott. Alessandro Pattaro, ingegnere idraulico coordinatore del contratto di fiume Meolo – Vallio – Musestre. A partire dalle ore 19, musica dal vivo prima con gli allievi dell’Istituto Celleghin di Colfrancui, e poi con i Folk Fiction, duo opitergino di musica da ballo popolare. Il festival possiede la certificazione di Eco-evento rilasciata da Savno Servizi.

L’Azione, domenica 29 giugno 2014

Il gospel che contagia

23 maggio 2014 alle 20:36 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Manuel Ziroldo, 36 anni, proviene da una famiglia opitergina che vanta numerosi musicisti, anche di professione: oggi vive a Fossalta Maggiore ed è il fondatore e direttore del coro Seventh Note Gospel Lab. Lo abbiamo intervistato a proposito dell’attività di questo coro e del genere che suonano: il Gospel, termine che in Italiano diventa buona novella, una forma di preghiera vera e propria.

Com’è nato questo progetto?

«Quindici anni fa cantavo nel coro di Cavalier e Fossalta. Un giorno la sua storia è finita, ma la passione per il canto è rimasta per cui ho voluto partire con qualcosa di nuovo. La differenza è che il nuovo progetto non era parrocchiale, ma solo un gruppo di appassionati di canto. Siamo nati nel 2005, la nostra prima sede era a Ponte della Muda; dopo due anni di prove abbiamo iniziato ad esibirci».

Ora invece provate a Roverbasso. Perché proprio qui?

«Sono cose che succedono per caso. Bisognava mettere d’accordo gente proveniente da Pieve di Soligo, Crevada, Sacile, Pordenone, Gaiarine, Cessalto, Oderzo, Fossalta Maggiore, Spresiano, Fontanelle, Udine, Preganziol, eccetera… Conoscevamo il parroco don Michele Maiolo, e per sua gentile concessione proviamo nella sala della parrocchia. E sempre per caso il nostro batterista abita a duecento metri di distanza…»

Come definiresti il vostro genere musicale?

«Si chiama “christian contemporary”, ed è una cosa diversa da quella che noi italiani intendiamo solitamente come gospel. Suoniamo brani di artisti che negli Stati Uniti hanno un seguito tale che potremo paragonarli ad una Laura Pausini da noi. Un seguito di pubblico, più che di fedeli. Non è il gospel che vediamo nelle chiese dei film americani, quello più che altro è Spiritual. Noi italiani la consideriamo una proposta da palcoscenico, più che da chiesa; gli americani no. E’ questione di punti di vista: noi cattolici tendiamo a considerare “spettacolarizzazione” alcuni aspetti della religiosità nordamericana, ma succede anche il contrario».

Questo da cosa dipende?

«Sono modi di pregare che appartengono a culture diverse. Poi la maggioranza del nostro pubblico, non avendo padronanza con l’inglese, percepisce la nostra musica più dal punto di vista sonoro che lessicale».

Non è limitante per voi non cantare in chiesa?

«Certamente cantare in chiesa è un’altra cosa, ma da piccolo ho fatto tanti campiscuola, e le messe che ricordo con più affetto le ho fatte in mezzo al bosco. Vogliamo far passare l’idea che Dio può esserci anche in un concerto; lanciamo un messaggio che ha una forte componente religiosa: certi nostri canti finiscono con “così sia”, cioè “amen”. Ma non siamo dei predicatori: ad ascoltarci vengono anche dei non credenti, che non si convertiranno certo grazie a noi ma perlomeno ai nostri concerti Dio gli passerà vicino per un attimo».

Oggi il Seventh Note Gospel Lab è composto da venti coristi e cinque musicisti; certi vi militano fin dalla sua origine, altri sono entrati o usciti strada facendo; alcuni vantano esperienze passate di coristi per personaggi del calibro di Celentano, Mario Biondi, Stevie Wonder. Dal 2012 il coro canta spesso con Will Weldon Robertson, musicista americano trapiantato in Italia che vanta collaborazioni con Mariah Carey e Paolo Conte.

Attualmente nel coro, che ha accumulato numerose date tra Veneto e Friuli, si entra solo dopo aver superato un provino. Lo scorso dicembre, in un teatro Cristallo a Oderzo tutto esaurito, ha sperimentato un nuovo spettacolo con l’inserimento delle ballerine della scuola ArteDanza di Fontanelle; l’estate scorsa si è esibito davanti la basilica di Motta di Livenza, a riprova che il gospel non è solo musica natalizia.

L’Azione, domenica 18 maggio 2014

I Los Massadores a Rustignè

9 maggio 2014 alle 15:32 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Si preannuncia come un piccolo evento quello di sabato 10 maggio a Rustigné di Oderzo. Nell’ambito di “Maggio a Rustignè” alle ore 22 gli impianti della frazione ospiteranno un concerto dei Los Massadores. Il concerto è organizzato dal Gruppo Sportivo Ricreativo Culturale Rustignè.
I Los Massadores propongono un repertorio di canzoni originali in italiano e dialetto veneto, che mischiano sonorità tipiche da balera con altre decisamente più moderne, in modo orecchiabile, malinconico e goliardico, ma senza scadere in volgarità. Nato per scherzo o quasi nel 2008 a Vallà di Riese Pio X, iniziò modificando i testi di canzoni famose; l’inaspettata ascesa di questi ragazzi iniziò dopo la tristemente celebre tromba d’aria che colpì il loro paese, quando essi iniziarono a raccogliere fondi per aiutare le famiglie colpite cantando “Joani”, un pezzo di denuncia nato cambiando il testo a “Domani”, la nota canzone scritta per raccogliere fondi per i terremotati abruzzesi.
Da allora per loro è stato un continuo crescendo di consensi e pubblico che gli ha permesso di realizzare, da allora, numerosissimi concerti sold-out, e pure un documentario, un libro e cinque album.
L’ultimo, dal titolo “Figure porche”, è uscito il 3 maggio: la data di Rustignè sarà la seconda in cui si potranno sentire i nuovi pezzi.

L’Azione, domenica 11 maggio 2014

Re Barack

27 marzo 2014 alle 20:35 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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«Intanto sono arrivato a Roma preceduto da dieci C-130 con ventisei auto corazzate, cibo e saponette; giro per la città scortato da duecento uomini dentro ad un SUV di sette tonnellate preceduto da un altro SUV collegato ad un satellite che toglie campo a tutti i cellulari nel raggio di un km, c’ho pure l’assaggiatore ufficiale appresso… e insomma Re Serse di “300” mi fa una pippa! Ti basta?»

«Beh, potevi portarti dietro anche un interprete più bravo… Quando ho detto “sfida alla povertà” intendevo un’altra cosa…»

Foto: Il Post

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